Ture: sosterrò Molfetta come sindaco (di Giuseppe Florio).

Sarà pure un democristiano di ultima generazione – un cattolico democratico, un centrista moderato e riflessivo, amabile nei rapporti umani – ma evidentemente ha deciso di non mandarle a dire. Omar Ture, consigliere comunale indipendente dopo una recente esperienza nella Lista Ferrarese ed una precedente, anche più significativa, in Forza Italia, rompe gli indugi.

Sottraendosi alla melina delle chiacchiere di Palazzo o dei concistori nelle segreterie, sceglie la tribuna della Gazzetta per parlare apertamente, prendere posizione, anche con una certa dose di coraggio: «Sosterrò Pompeo Molfetta alla carica di sindaco senza se e senza ma. Sorvolo sulle doti umane e professionali per non apparire scontato. Ne ho potuto apprezzare le doti politiche in questi mesi di consiliatura al suo fianco nella massima assise, nelle conferenze e nelle commissioni.

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Il PD al bivio: primarie sì, primarie no.

La vertenza delle primarie impegna non poco la riflessione (ed a tratti il travaglio) del Partito Democratico, sospeso tra la decisione di consumare le consultazioni e l'ipotesi di saltare un giro. La questione non è di poco conto.

Nel primo caso il partito di maggioranza relativa potrebbe rischiare una conta interna: e ciò data la possibile assenza di partiti alleati e quindi di competitor alla carica di sindaco. Lo si capirà nelle prossime settimane e certamente all'indomani delle primarie, quando cioè i movimenti centristi (la Lista civica Vizzino anzitutto, e poi quello che fa capo all'assessore Castrignanò ed al consigliere Ture) disveleranno le proprie intenzioni: ovvero se partecipare alla ricostituzione del vecchio centrosinistra o abbandonare il campo e giocarsi la partita con Pompeo Molfetta.

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Le riflessioni sul futuro del centrosinistra dell'uomo che scelse Scoditti (di Giuseppe Florio).

Se il PD avesse avuto il profilo asciutto ed affilato di Giovanni Galeone, qualche cosa di diverso l'avrebbe negli ultimi tempi quagliata. «Semplice militante», come suole definirsi, allo stringere è una delle menti che più autorevolmente esercita la ragion politica, ed il suo pulpito viene ascoltato. Come quando, quasi 5 anni addietro, per tirare il centrosinistra fuori dalle secche del muro contro muro con SEL, coniò la candidatura - poi risultata vincente – di Franco Scoditti.

Eterodosso quanto ad intuizioni e capacità di analisi, togliattianamente ortodosso per il senso dell'appartenenza al partito, oggi Galeone è ancora l'agente di una riflessione supplementare, l'avanguardia di quei settori del partito a cui proprio non scende giù l'ipotesi di scegliere tout court un candidato interno da contrapporre a Molfetta soltanto per il maggior peso elettorale.

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Danilo Zuffianò, scuola socialista esamina la situazione attuale (di Giuseppe Florio).

Danilo Zuffianò, eccezionale cardiologo dai modi spicci e dall'animo oltremodo generoso, è uno e trino: ed anche qualcosa di più. Dipende da quale parte della sua vicenda pubblica lo si osservi. Ha viaggiato su molte corsie politiche: a destra, a sinistra ed oggi forse è ai margini della carreggiata. Ma nessuno, con un pizzico di onestà intellettuale, potrebbe dargli dell'incoerente: Zuffianò è – è sempre stato – semplicemente, incrollabilmente, fideisticamente un socialista e come tale fuori dagli schemi, emancipato dalle etichette, libero fino al parossismo e da vent'anni a disagio nel guazzabuglio che ci si ostina a chiamare «Seconda Repubblica». Su di lui il partito dei Democratici di Sinistra investì come mai per nessun altro, prima e dopo: e fu al contempo segretario politico ed assessore alle Attività produttive. Interpellarlo oggi è, oltre al piacere, quasi un dovere.

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Micaela Campana, parlamentare mesagnese ai vertici del PD nazionale (di Giuseppe Florio).

Trentasette anni, occhi intensi, profilo fascinoso, meticolosa (anzi: stakanovista) nel lavoro, la deputata Micaela Campana, mesagnese di origini ma trapiantata a Roma, è stata nominata alcune settimane addietro nella segreteria nazionale del Partito Democratico, come responsabile per il welfare ed i diritti.

Il prestigioso incarico corona un cursus honorum folgorante: studi di Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, un tuffo nell'impegno per i diritti studenteschi (perché, come ama ripetere con Berlinguer, «la più grande delle passioni è quella dei pensieri lunghi» e cioè della politica), la militanza nel circolo dei DS a Tiburtina, poi consigliere e capogruppo nel V Municipio, assessore municipale, responsabile capitolina dell'organizzazione, responsabile della Festa dell'Unità di Caracalla.

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Che fine ha fatto la fondazione "Avasto"? (di Giuseppe Florio).

Lo si è capito, investire sulla cultura non paga, gli amministratori preferiscono le volute di fumo alla ciccia dell'arrosto. Ma quando è la cultura ad investire sulla città? La storia delle fondazioni Avasto è la storiaccia brutta di un'onta che inzacchera l'immagine di molte giunte comunali, ed anche di quella attuale.

Il mesagnese Giovanni Avasto era un docente di disegno ed in realtà un pittore di gran pregio, morto nel 1996 all'età di 86 anni. Lui e la moglie Ildegarda Natale decisero di dar vita a due fondazioni a proprio nome, allo scopo acquistarono buoni del Tesoro ventennali emessi dallo Stato nel 1982 per un importo di 36 milioni di lire, con scadenza 2002 al tasso del 17,50%.

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Dimastrodonato: le ragioni di una candidatura (di Giuseppe Florio).

Il suo temperamento irruento, la cui cifra fondamentale è la passione – l'amore – per la città, non può nascondere l'animo buono e generoso di Carmine Dimastrodonato, consigliere comunale del fu movimento civico “Mesagne Incalza” che oggi ha provveduto a traghettare in buona parte dentro il nuovo “Mesagne Moderata”. Sessanta anni, con la passione per la cura degli orti («Mi definisco un pollice verde», rivela), si è proposto al ruolo di sindaco perché «chiamato a scendere in campo per un cambiamento di cui Mesagne ha urgente bisogno e che purtroppo non si è concretizzato in questi anni».

«Sono un moderato autentico con un sogno da realizzare, quello di cambiare volto alla nostra comunità». Intanto è visto un po' come la pecora nera del centrodestra locale, uno difficile da irregimentare, insofferente ai riti ed alle pastette della politica politicante.

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I poli alla ricerca di confini ed identità (di Giuseppe Florio).

C'è fermento a Mesagne, tanto nel centrosinistra, quanto nel centrodestra, giustificato – in questa fase iniziale – dalla paradossale volontà di conoscere i confini esatti dei due poli. Nello schieramento progressista la confusione origina dall'autocandidatura di Pompeo Molfetta a sindaco: interpretata dal Partito Democratico come l'estrema unzione per il centrosinistra o perlomeno per come era inteso fino ad ora, nello schema che prevedeva la coalizione imperniata sul PD, con SEL alla sua sinistra e le forze centriste (Lista Vizzino in testa) ancorate al centro.

Il mandato assegnato da direttivo e segreteria al segretario politico del partito di maggioranza relativa Francesco Rogoli è stato dunque quello di capire chi starà al gioco: chi, tra i vecchi partner di governo, proseguirà nel cammino di (ri)costruzione del centrosinistra. Così Rogoli, paziente tessitore, ha diramato gli inviti per consumare una serie di incontri bilaterali, non limitati ai partiti ma estesi anche alle associazioni civiche fiorite nel corso degli anni, come “In Officina”.

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Nessuno vuole la biblioteca di Beppe Patrono (di Giuseppe Florio).

Poi nessuno tra gli amministratori se ne dolga – magari lamentando l'avversità della stampa e dell'opinione pubblica – se si insiste a battere sul dolentissimo tasto della cultura a Mesagne in questi ultimi anni. Gli episodi di segno negativo sono molti e molti episodi, messi in fila, restituiscono una prassi. Un caso sembra più eclatante di altri, quello della rinuncia di fatto al patrimonio librario di Giuseppe Patrono (1918-2006), normalista di ispirazione liberalsocialista, intellettuale vivido e partigiano, figura ad ogni modo eclettica e di eccezionale livello nell'alveo della democrazia repubblicana.

A consuntivo della ricca vicenda esistenziale di Patrono erano restati due fondi: un archivio documentale, contenente ampia corrispondenza con i più alti esponenti dell'intellighenzia nazionale quali Gaetano Salvemini, Ferruccio Parri, Ernesto Rossi, Guido Calogero, Tommaso Fiore; e uno librario, preziosissimo, di quasi 14mila volumi. Nel 2013 il primo è stato destinato, attraverso una convenzione di comodato gratuito, a Conversano presso la rinomata Fondazione Di Vagno. Ed il secondo? La vedova di Patrono, la professoressa Maria Carmela Stridi, manifestando un appassionato attaccamento a Mesagne ed intendendo assecondare la volontà del coniuge, nel 2011 avanzò la proposta ai rappresentanti comunali di donare il patrimonio di libri del marito.

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Emilio Guarini, l'ufficiale gentiluomo che potrebbe scendere in campo (di Giuseppe Florio).

Nel panorama politico locale si staglia il profilo asciutto, signorile, rigoroso di Emilio Guarini, ammiraglio 60enne in forma invidiabile, a riposo dopo aver servito lo Stato in Italia ed in Europa ai più alti livelli per 40 anni, dei quali una manciata consumati come consulente di Finmeccanica per i satelliti militari.

Guarini si aggira per il dibattito pubblico praticamente senza cercarne i riflettori. Ma perché il destino di questo borghese con le stellette cucite sugli omeri e tratti di umanità bonaria insperati per un militare di tal rango dovrebbero interessare la nomenklatura mesagnese? Perché le sue riflessioni bradicardiche sulle grandi vertenze cittadine dovrebbero avvincere gli ipertesi che scaldano i motori al via di un circuito che si concluderà in primavera? Apparentemente per nessuna ragione.

Vero è, però, che molti (moltissimi, anche tra coloro che nessuno immagina) tra gli esponenti dei partiti bussano alla sua porta, sollecitandolo al confronto ed all'impegno.

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