Scoditti: Sono stato lasciato solo ed ogni giorno sono offeso sul piano personale (di Giuseppe Florio).

E' stato il classico caso della tempesta in un bicchier d'acqua. Non ci sarebbe quindi molto da aggiungere se non fosse però che nella buriana ci è andato a finire il sindaco Scoditti; e che non è del tutto giusto che finisca i suoi giorni (politici, si intende), affogando in un flûte.
In una intervista esclusiva alla Gazzetta spiega: «Ho ricostruito politicamente una fase di questa consiliatura all'interno del mio partito, mai minacciando o ledendo l'onorabilità di vecchi e attuali partner della maggioranza che mi sostiene, né tantomeno dell'onorevole Matarrelli, il quale può legittimamente assumere ogni iniziativa politica che ritiene opportuna. Non immaginavo che il dibattito in seno al Partito Democratico potesse essere riversato sulla stampa, né potevo prefigurare che suscitasse tanto scalpore: mi dispiace per questa ennesima incomprensione. Se qualcuno si è sentito turbato dalle mie parole, posso assicurare che non era affatto quella l'intenzione. Posso però affermare senza paura di essere smentito che io sono stato lasciato solo ed avverto una sorta di assedio nei miei confronti, io stesso vengo ogni giorno insolentito sul piano personale».

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Mimmo Stella: necessario aprirsi alla città (di Giuseppe Florio).

Mimmo Stella può a pieno titolo essere definito il campione dell'opinione pubblica: per aver scrutato con attenzione l'operato degli amministratori pubblici da molte consiliature a questa parte; e per aver rappresentato per tanti di loro un'autentica, insopportabile spina nel fianco.

Che giudizio complessivo dà su questa amministrazione comunale?

«Detrattore, calunniatore, perdigiorno, sono solo alcuni degli epiteti che mi hanno affibbiato in questi anni, credo e spero, solo per il semplice fatto che mi stavo occupando troppo da vicino di alcune particolari tematiche che riguardavano la città ed il suo territorio.

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Il centrodestra non riesce a capitalizzare l'opposizione fatta (di Giuseppe Florio).

Se Atene piange, Sparta certamente non ride: ed anzi avrebbe fondati motivi per disperarsi. Il locale centrodestra versa in condizioni critiche, le stesse paradossali di chi, con buoni parametri clinici, inaspettatamente viene intubato in rianimazione. Sarà infatti tutto da studiare il caso del centrodestra mesagnese, che si era ritrovato – pure nella penuria di personale politico – a gestire il comodo ruolo di opposizione all’amministrazione Scoditti per poterlo capitalizzare a fine consiliatura. Invece, a poche centinaia di metri dal traguardo, ha prevalso il «cupio dissolvi», inopinato impulso all’autodistruzione.

Quattro anni addietro il parterre - va riconosciuto - era scalcagnato. In Consiglio erano presenti Forza Italia, Nuova Italia Popolare e Mesagne Incalza, in numero inferiore all’armata del centrosinistra.

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La battaglia dei topi, in attesa del "Flauto magico" che risolva il problema (di Giuseppe Florio).

Topi vivi, topi morti, topi avvistati o solo immaginati: è una orribile fiera dell'est, ma il gatto... non arriva. Non trascorre ormai giorno senza un avvistamento di roditori negli immediati dintorni del plesso scolastico di via Udine intitolato a Paolo Borsellino. Il livello di allarme sociale è particolarmente alto, specialmente trattandosi di ambienti frequentati da bambini.

Ieri mattina sono state trovate (e fotografate) nuove carcasse di ratti a ridosso dell'ingresso della scuola da 10 giorni al centro delle attenzioni. «Chi le rimuove?», domanda con fervore un padre angosciato, che racconta: «Ho chiamato la polizia locale e mi hanno risposto: “Che volete da noi?”. Ho provato ad interpellare l'Asl di Mesagne e mi ha risposto il centralinista ma non l'interno. Ho infine telefonato ai Carabinieri, mi hanno risposto di non preoccuparmi che sarebbero almeno intervenuti loro».

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E' difficile per il centrosinistra ricomporre i cocci (di Giuseppe Florio)..

Il vecchio centrosinistra è morto, ma il nuovo centrosinistra non è ancora nato: e, forse, non rinascerà mai più. È questo, in estrema sintesi, lo stato dell’arte dello schieramento progressista dopo oltre 4 anni di amministrazione del medesimo segno ed a pochi mesi dalle elezioni di primavera.

Della coalizione che riuscì a governare dopo le due clamorose vittorie di Enzo Incalza non restano che cocci: fondata su uno schema classico – Sel ala sinistra, il Pd centravanti, le liste Ferrarese e Vizzino a centrocampo – , oggi è trasfigurata. Il centro è un moncherino, ridotto ad un minimo peso consiliare con l’estromissione del movimento civico intestato al sindacalista in seguito al rimpasto dello scorso dicembre. Il rapporto tra Sel e Pd è invece quello di due estranei costretti alla convivenza, come accade nei matrimoni fasulli finalizzati all’ottenimento della cittadinanza. Con l’aggravante, se la straniera non è disponibile alle voglie del partner, di guardarsi in cagnesco, o di arrivare ad odiarsi.

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Matarrelli chiede le dimissioni del Sindaco (di Giuseppe Florio).

«Il sindaco deve dimettersi». E' perentorio l'onorevole Toni Matarrelli, e forse anche insolentito dalle parole usate nei suoi confronti da Franco Scoditti nel direttivo del Partito Democratico di venerdì scorso. «Non è e non può essere una questione personale, il primo cittadino deve assumere la decisione di lasciare anzitempo un ruolo che ormai interpreta in modo sbagliato per tutta una serie di ragioni.

Quello che avrebbe detto nei miei confronti o nei confronti di altri soggetti politici è soltanto la goccia che ha fatto traboccare un vaso che lui stesso aveva incredibilmente contribuito a riempire», spiega il deputato. «Certamente mi fa strano che un sindaco, per di più in condizioni di estrema debolezza, dismetta l'abito istituzionale per giocare un ruolo politico che non gli compete, almeno per una questione di rispetto di chi lo ha fin qui sostenuto nonostante le divergenze di vedute».

Quindi, che fare?

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Governo Scoditti a rischio. "Bufera" dopo il direttivo PD (di Giuseppe Florio).

Scoperchiato il vaso di Pandora nel centrosinistra. Rischio di crisi per il governo guidato dal sindaco Scoditti a seguito della ricostruzione pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno dell'ultimo direttivo del Partito Democratico.

Il pandemonio è scoppiato su Facebook, fin dalle prime luci dell'alba di ieri, ma è presto rimbalzato in tutti gli ambienti del ceto politico progressista, a dismisura moltiplicandosi le telefonate e gli incontri. «Casus belli» le parole del primo cittadino rivolte ai defenestrati assessori della Lista civica Vizzino e al deputato Matarrelli.

Esordisce il dirigente politico PD Vito Marchionna, presente al direttivo: «Impeccabile, preciso, puntuale, sembra quasi che venerdì scorso Giuseppe Florio (il cronista, ndr) fosse seduto accanto a me, annotando con una precisione impressionante quanto effettivamente detto. Florio ha svolto il suo lavoro in modo serio ed onesto.

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Semeraro: Mesagne Futura non ha preclusioni verso nessuno (di Giuseppe Florio).

I modi compassati, da signore d'oltremanica, non hanno potuto nascondere, negli anni della cosiddetta Seconda Repubblica, il travaglio ideale di Giuseppe Semeraro. Che, politicamente nato nel secolo scorso, si è trovato di fronte alla necessità di elaborare la crisi delle ideologie senza svendere la propria dignità. Consigliere comunale per molte legislature prima sui banchi dell'MSI e poi su quelli di Alleanza nazionale, Semeraro si è sempre distinto per il garbo con cui ha condotto una opposizione puntuale, precisa, attenta. Finché, da assessore all'Urbanistica nell'amministrazione Incalza, ha potuto dimostrare che l'allenamento dalla parte della minoranza lo aveva adeguatamente forgiato per la prova del governo.

Oggi è un apolide, come tutti i conservatori sinceri: non ha una casa propria, e cioè un riferimento nazionale che ne soddisfi le istanze. E intanto si è costruito, insieme ad un folto gruppo di transfughi da Forza Italia, una casetta locale, Mesagne Futura.

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Pd: nel direttivo nessun identikit di candidato (di Giuseppe Florio).

Il Partito Democratico di Mesagne avvia una fase di riflessione profonda in un frangente cruciale della propria vicenda. Il direttivo consumato nella serata di venerdì non porta a conclusioni immediate ma fissa dei punti fermi dai quali si svilupperà la strategia delle prossime settimane.

Nessun identikit di candidato sindaco è infine emerso: la partita del totonomi è ancora tutta da giocare. Intervengono il presidente del consiglio comunale Fernando Orsini, l'ex segretario del PDS Mario Ignone, il dirigente Vito Marchionna, il sindaco Franco Scoditti, l'acuto Giovanni Galeone, l'ex deputato Cosimo Faggiano, la LabDem Anna Maria Scalera, il consigliere comunale Damiano Franco.

Orsini esordisce lodando il lavoro svolto dalla segreteria Rogoli, che ha contribuito al recupero del ruolo del PD per aver incontrato associazioni e movimenti civici. Il primo cittadino ci va giù durissimo: nel mirino della sua intemerata gli ex assessori Gino Vizzino e Walter Zezza (impietosi i suoi giudizi sulla loro «inconcludenza amministrativa in settori nevralgici») e l'onorevole Toni Matarrelli,

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PD-ProgettiAmo Mesagne: questo matrimonio s'ha da fare (di Giuseppe Florio).

Questo matrimonio s'ha da fare. L'incontro – inusitato, fino a poco tempo addietro – consumato giovedì scorso tra la segreteria del Partito Democratico ed il gruppo dirigente di ProgettiAmo Mesagne nasce sotto i migliori auspici. Secondo la chiosa di uno dei partecipanti, «interlocutorio, proprio nel senso letterale», e cioè improntato alla volontà di dialogare, è stato il vis-a-vis tra soggetti politici che hanno dibattuto (e combattuto) su sponde diverse e forse lontane e che ancora resistono nelle rispettive trincee.


Ha esordito, con il consueto equilibrio, il segretario democratico Francesco Rogoli che, ogni giorno di più, dimostra come la fresca età anagrafica non comporti necessariamente insipienza o ingenuità.  Il suo ragionamento è stato, in soldoni, questo: «Al PD non interessa più allestire cartelli elettorali, la recente esperienza di un'alleanza numericamente forte ma politicamente debole ci impone di cambiare strada. 

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