Leggende popolari salentine: "La Signura Leta" di Marcello Ignone

Secondo un’antica leggenda mesagnese, diffusa in molte altre località del Salento anche se con nomi diversi, la Signura Leta sarebbe un fantasma di donna che dimorerebbe in antichi e decrepiti fabbricati di campagna.

     Un tempo, in verità non molto lontano perché lu cuntu era ancora raccontato negli anni Sessanta, si riteneva che abitasse la masseria Mucchio ma anche altre vecchie case di campagna andavano bene e la nostra Signura Leta era avvistata o aveva la residenza in molti posti, funzionando sia da spauracchio in campagna per “visitatori” inopportuni, sia per incutere paura a bambini  un po’ troppo vispi.

     Dove e come nasce questa leggenda ? Chi era questa Signura Leta ? Come ci è stato tramandato il cuntu e perché?

     Il cuntu non ci interessa solamente per gli aspetti demologici e contenutistici, ma anche per quelli formali, tenendo presente che ci è stato tramandato oralmente per molto tempo e solo da poco codificato per iscritto.

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Teatro: Corpi e storie di donne. (Questa sera 12 giugno).

Corpi e storie di donne, regia Sara Bevilacqua. Giovedì 12 Giugno 2014. Ore 20.30 Auditorium del Castello Normanno Svevo Mesagne.

Le associazioni Ghenos ed Io Donna, in collaborazione con la locale Commissione Comunale Pari Opportunità e con il patrocinio del Comune di Mesagne, presentano lo spettacolo teatrale CORPI E STORIE DI DONNE, regia di Sara Bevilacqua, attrice e regista brindisina. Lo spettacolo affronta la problematica della violenza di genere e del femminicidio in forma creativa, con toni a volte drammatici, a volte ironici e leggeri.

Il racconto si dipana attraverso le storie di donne diverse per età, appartenenza culturale e geografica e mette in luce i sentimenti, le reazioni, la resistenza alle violazioni del corpo, dell’identità e della libertà femminili.
L’originalità di questo spettacolo risiede anche nel fatto che ogni donna in scena è protagonista di un percorso di sperimentazione personale nel Laboratorio Teatrale Femminile, ideato e condotto da Sara Bevilacqua, su proposta dell’associazione Io Donna, con l’obiettivo di esplorare l’identità, i vissuti del corpo, la consapevolezza per meglio riconoscere, prevenire e contrastare la violenza di genere.

Ricordiamo che in Italia, oltre a tutte le altre forme di violenza, nel 2013 sono state uccise 137 donne, nella maggioranza dei casi da partner ed ex-partner.
Ogni donna sopravvissuta alla violenza otterrà giustizia se nella società ci sarà la piena assunzione di responsabilità del problema del femminicidio e si affermerà la volontà di cambiare la cultura che lo alimenta.

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Qui Salento: in edicola il numero di giugno.

LA DOLCE VACANZA

Ma chi l'ha detto che la costa del Salento è a rischio? Alla natura del Salento, terra avvincente e delicata, è dedicato l'editoriale del numero di giugno di quiSalento, in edicola con 100 pagine a colori e tutte le notizie di eventi, cultura, tradizioni e attualità. In primo piano c'è anche l'autostrada delle biciclette, la giornata organizzata lungo la litoranea Otranto-Leuca, che è una suggestiva metafora di ciò che potrebbe diventare il Salento, se solo si assecondasse la sua vocazione naturale, quella di essere l'ideale paesaggio di una vacanza dolce ma attiva. quiSalento,rivista leader per il turismo e il tempo libero, si trova anche nelle edicole di Brindisi e provincia, di Taranto e provincia, in alcune edicole centrali di Bari e lungo la costa adriatica fino a Bari.

> quiSalento RADDOPPIA

Un'estate con i salentini e i turisti alla scoperta di un universo di eventi che, di anno in anno, si fanno sempre più intensi assicurando nuove emozioni a chi sceglie di vivere o semplicemente venire in vacanza in questa terra: anche nel 2014, nei mesi estivi quiSalento raddoppia, proponendo a partire da giugno la formula del quindicinale: la rivista sarà nuovamente in edicola il 15 giugno per essere più puntuale nel raccontare il Salento degli eventi.

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“Le anfore di Apani” di Paola Palazzo presentato giovedì 29 maggio presso il Museo “Ribezzo” di Brindisi.

Nell’ambito degli accordi sottoscritti nel Protocollo d’Intesa con alcune associazioni di volontariato, per la valorizzazione dei Beni Culturali della Provincia di Brindisi e per il potenziamento della fruizione del Museo Provinciale “Francesco Ribezzo”, per giovedì 29 maggio, alle ore 18.00, è prevista la presentazione del volume “Le anfore di Apani (Brindisi)” di Paola Palazzo (Scienze e Lettere, Roma 2013).

Un’opera proposta a circa un anno di distanza dalla pubblicazione della tesi di dottorato dell’autrice, dedicato al sito artigianale di Apani, uno dei più importanti insediamenti di età romana individuati nell’agro brindisino. Una iniziativa proposta dal Club UNESCO Brindisi, in linea con le varie campagne estensive dell’UNESCO destinate alla salvaguardia di siti e monumenti che appartengono al patrimonio storico-territoriale, in collaborazione col Museo provinciale “Ribezzo”.
Il libro raccoglie in maniera complessiva i dati scaturiti dallo studio delle anfore commerciali – vinarie e olearie – prodotte nell’insediamento artigianale di Apani, il più antico dei contesti produttivi brindisini attivi a partire dalla seconda metà del II secolo a.C. fino alla metà del secolo successivo, segnalato sul finire dell’ottocento dall’arcidiacono Giovanni Tarantini e scoperto, nella metà degli anni sessanta del secolo scorso, da Benita Sciarra.

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Il limitone dei Greci di G. Antonucci (1)

Sollecitato da un amico che, reduce da una conferenza sul tema, mi diceva che i Longobardi si erano spinti molto più in profondità nel Salento e che occorrevano nuovi studi sul famoso Limitone dei Greci, sono andato a spulciare nelle carte, andando a rileggere quanto scrisse Giovanni Antonucci sul tema. Come inizio di un dibattito che spero proficuo, ripropongo lo scritto che il giudice mesagnese pubblicò nel 1933 sulle “Note critiche” di Japigia, a. IV, pp. 78-80.

Marcello Ignone

Il Limitone dei Greci

Non v’è scrittore di memorie salentine che non si sia occupato, direttamente o indirettamente, del così detto Limitone dei Greci, e della tradizione che ne chiarisce e ne ritrova le traccie in ruderi non pochi sparsi per le campagne(1).

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L’ Aparu (di Nuccio Pasimeni)

Con il termine “Apàru”, oggi a Mesagne si intende un podere delimitato da un muro di cinta al cui interno sono piantati esclusivamente agrumi.

Però con tale termine non si indica solo ciò.

G.Rohlfs nel suo ‘VOCABOLARIO dei dialetti salentini ‘ (Congedo ed., Galatina, Vol.I,1976,) a pag.49 con tale termine indica un: “Alveare, Apiàro” che si compone di cassette di tufo, come si può vedere dalla allegata figura.

Quindi se ne deduce che negli agrumeti (recintati per motivi di sicurezza) si produceva anche il Miele, in quanto le Api erano attratte dall’intenso profumo delle Zagare che fiorivano in Primavera.

Doveva essere attività antica e florida, quella di Mesagne, se ha indotto il prof. Anacleto Lupo a scrivere sulla Gazzetta del Mezzogiorno di Lunedì 26 novembre 1990 il seguente articolo che riproduciamo integralmente:

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Mario Marti, cittadino onorario di Mesagne ha compiuto 100 anni (di Domenico Urgesi).

Il nostro concittadino onorario prof. Mario Marti ha varcato, questa mattina, la soglia dei 100 anni. Con non poco imbarazzo, sapendo delle sue non eccellenti condizioni di salute, mi son deciso a telefonargli. Prevedevo già che agli squilli avrebbe risposto la signora Franca, la compagna della vita di Marti, che ha da poco superato i 90. È una signora minuta, ma tanto attiva e sagace; e poiché ha ancora un buon orecchio, ha subito focalizzato il suo interlocutore, con una piccola punta di sorpresa, dato l’orario di primo mattino.

Mi ha, poi, grazie al portatile, passato il Professore. Gli ho espresso la mia gratitudine per la sua amicizia e i migliori auguri di buona salute.

Ai miei auguri personali il Maestro ha risposto con ottimo spirito, e ci siamo dati appuntamento ad una occasione più immediata possibile. E posso testimoniare come, a 100 anni suonati, si possa essere lucidi, cordiali, e financo allegri.

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Lu nunnu Cici e li votazioni.

A Misciagni staunu li votazzioni, moni non mi sta rricordu cci annu era ma sicuru era esseri prima ti lu sessanta.

A cuddu tiempu vivia nu cristianu anzianu, villanu, puvirieddu ma cu tantu cirvieddu ‘ncapu, lu nunnu Cici.

‘Ntra lu paesi, ‘nfacci alli pariti, mmeru alla chiazza e ‘nnanzi alla villa, erunu mmiscati tanti manifesti, tutti culurati, cu li facci ti li candidati.

Ogni partitu di cuddu tiempu tinia li manifesti sua e lu simbulu sua, ci ‘na croci, ci ‘nnu martieddu cu lla fauci, ci lu soli ca sta nascia, ci ‘na fiamma e ci atri cosi.

Ogni sera allu sitili nc’era ‘nu cumizziu, ogni sera parlava ‘nu cristianu tiversu.

Lu nunnu Cici, prima cu si va ssetta ‘ntra la cantina, quedda ca stava vicinu alla chiesa matri, si li sintia tutti sti tiscorsi e si facia lu parere sua.

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Laboratori creativi per bambini organizzati da "Le ali di Mirna".

La Galleria d’Arte Contemporanea “Le Ali di Mirna” , espressione dell’Associazione culturale Eterogenea, organizza laboratori creativi per rinfrescarsi le idee e giocare a piene mani anche d’estate.L’arte favorisce la crescita dei bambini attraverso lo stimolo dei processi creativi e sensoriali potenziando le capacità cognitive e le abilità individuali. Attraverso l’arte il bambino impara a conoscersi,  ad esprimere le proprie emozioni, a rievocare la sua vita affermando la propria personalità.

Il nostro progetto si sviluppa attraverso una esperienza creativa complessa e articolata da esplorare e valorizzare nei suoi molteplici aspetti, in cui il bambino apprende il senso della concentrazione e della realizzazione, partendo dalla sua individualità per proiettarsi nel coinvolgimento di gruppo.

E’ un grande arricchimento offrire ai bambini, nelle diverse età, occasioni di contatto con il mondo dell’arte, rispettando i loro tempi, la capacità di adeguamento alle diverse situazioni, le loro preferenze, in un’atmosfera rilassata e ludica.

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Li mammi nuestri.

Quandu nu piccinnnu o na piccinna erumu a nasciri era na festa pi tutti li vicini ti casa.

Ci capitava ti stati, ‘ntra casa staunu, la cristiana ca era a parturiri, la mmammara, mammasa, li suluri spusati e ‘ncuna vicina ti casa, fori alla strata ssittati vicinu allu bacchittoni, lu maritu e l’atri masculi ti vicinu casa.

Appena ca erumu nati ‘ndi mintiuvu ‘ntra li fassi e ‘ndi tiniuvu ‘mbrazzi comu pupazzi, ‘ndi cantauvu la ninna nanna, cuedda ca sapiuvu o vi rricurdauvu, tanti ti voti cu paroli mancanti o cangiati, ma a nui piacia lu stessu, tantu erumu piccinni, cu ‘ndi faciuvu ddurmesciri, ogni tantu ‘ndi tauvu puru la pupatedda.

La pupatedda la faciuvu cu nnu fazzulettinu biancu, intra ‘nci mintiuvu nu cucchiarinu ti zzuccuru, ttaccauvu lu fazzulettinu a nutu e vinia fori comu a nna pallina ca ‘ndi mintiuvu mmocca comu a nu ciucettu.

E passunu li ggiurni e puru l’anni!

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