Uilp: Pagare le imposte non è giustificabile per gli oltre 75enni e gli ammalati oncologici terminali

Austerità, imposte ed amare sorprese sono le criticità, che ledono di più i cittadini in questo caldo estivo del 2014. Le tasse colpiscono soprattutto “la casa”, un punto di riferimento per la nuova macelleria sociale. L’ultima imposta per i contribuenti, arriverà fra pochi giorni in tutti gli uffici, aziende e presso le famiglie degli incapienti e dei pensionati del nostro territorio brindisino.

La Tari sembrerebbe apparentemente, lo stesso tributo di un tempo, ma nella sua mutabilità vi è un nuovo aumento forse residuo per alcuni però sostanziale per chi subisce. In quel che, invece, rimane d’immutabile, regna la confusione circa i versamenti e le aliquote con cui i cittadini devono fare i conti.

Con la Tasi, appena scaduta, i pensionati hanno dovuto subire un conto salatissimo, generato dalle aliquote definitive. Le decisioni sono prese dal Consiglio Comunale, il quale fissa gli aumenti e le scadenze senza tener conto né della capacità economica del cittadino nel poter pagare né dello stato di salute, che realmente il pensionato più di 75 anni, acciaccato dagli anni e dallo stato di salute, sta attraversando. Sarebbe bene per questi ultimi e gli ammalati terminali, secondo la Uil pensionati di Brindisi, di eliminare qualsiasi tipologia d’imposte. È un diritto e dovere etico oltre che civico.

 

Dopo la stangata della Tares (tassa rifiuti e servizi), che nel 2013, ha portato ad aumenti medi del 23,5% (66 euro medi in più a famiglia) e con punte, in alcuni comuni, del 47,7%, arriva la Tari. Essa è la nuova imposta sull’immondizia; in realtà oltre a cambiare il termine, essa è diventata un’imposta più cara, che esclude la voce “contributiva” in rapporto alla potenzialità di assegno previdenziale per i pensionati. La Uilp di Brindisi non riesce a comprendere se questa fiscalità comunale sia giustificativa o no.

Non si riesce, cioè, a comprendere se le aziende e le attività commerciali che provvedono in proprio allo smaltimento dei rifiuti speciali assimilabili a quelli urbani, debbano essere soggetti d’imposta. Quello che è certo, secondo il nostro sindacato, è che in questa ridicola giungla di aumenti delle tasse territoriali, chi subirà, sarà sempre il pensionato.

L’unica categoria che ha pagato sempre e continua a corrispondere gli oneri tributari con un consumo minimo rispetto alle altre famiglie più numerose. Le Istituzioni non tengono conto che l’anziano ha lavorato molto e solo operando con sacrifici, è riuscito, di certo sgobbando giorno e notte e forse anche lontano dal suolo natio, a costruire un’abitazione per la sua famiglia e per se stesso senza prevedere una miriade di dazi territoriali.

Adesso, raggiunta la vecchiaia, il pensionato con il suo assegno previdenziale non solo paga le sue bollette rituali di luce e gas e le imposte nazionali, regionali, provinciali e comunali, ma è costretto a fare da ammortizzatore sociale ai figli. In ultimo se è possibile, deve pensare a curarsi e comprare i farmaci. Un’alternativa potrebbe essere, secondo la Uil pensionati, di liquidare la Tari in base al reddito Isee?

Noi sappiamo che nella gestione dei rifiuti vi è un utile. Se vi è, però, un guadagno per il gestore attraverso la raccolta differenziata, perché bisogna pagare questo tributo? È sufficiente per la Uilp, recuperare il massimo di materie dai rifiuti per modificarli: la carta si trasforma in carta, il ferro in ferro, il vetro ha un bassissimo consumo energetico ed è molto più efficiente di ogni altra trasformazione. È necessario fare “officine ecologiche” per ottimizzarne il riuso dei materiali. Brindisi, Mesagne e molti altri comuni del territorio brindisino hanno fatto la raccolta differenziata “porta a porta”.

Ottimizzare le prestazioni è importante. Domiciliarizzarne l’utilizzo è fondamentale. Portare il servizio vicino agli ammalati, ai pensionati e alle famiglie, è un dovere etico da parte delle amministrazioni territoriali, rende il cittadino più contributivo e più partecipe alla gestione comunale e favorisce senza dispendio, il riciclaggio industriale, la raccolta e il recupero dei rifiuti organici e alimentari. Se tutto questo dà un guadagno, perché si paga il servizio? Perché dobbiamo subire anche gli aumenti, che mettono i pensionati a rischio di povertà relativa e assoluta? Gli enti locali dovrebbero meditare su questo, invece di rendere la “casa” del pensionato, una “macelleria sociale” in mezzo ad una giungla d’imposte. La Legge di Stabilità 2014 (Legge n.147 del 2013), riforma le tasse comunali sulla casa (Imu e Tares), istituendo la IUC (imposta comunale unica). Essa è composta da Imu (imposta unica municipale), Tasi (Tassa servizi indivisibili) e Tari (Tassa rifiuti).

La Tari è obbligatoria, secondo le leggi vigenti, da chiunque possieda, occupi e detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte. I soggetti tenuti al pagamento di questo tributo sono per chi utilizza realmente l’immobile, anche se non proprietario. Il Consiglio comunale ne determina la disciplina per l’applicazione e, in particolare, la gestione e la classificazione dei rifiuti, le utenze domestiche e non domestiche, la disciplina delle eventuali riduzioni ed esenzioni e i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo in relazione al piano finanziario dell’Ente gestore, relativo agli interventi del servizio.

Il Consiglio comunale approva il piano economico e finanziario predisposto dall’Ente gestore e il piano tariffario. I Comuni, con proprio regolamento, possono prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di abitazioni con un unico occupante, tenute a disposizione per uso stagionale oppure occupate da soggetti che risiedono per più di sei mesi all’estero o di fabbricati rurali. Tali riduzioni ed esenzioni, che devono trovare copertura finanziaria da risorse comunali (attraverso il ricorso derivante dalla fiscalità generale del Comune stesso), non possono in ogni caso eccedere il 7% del costo complessivo del servizio per i rifiuti.

Bisogna ricordare che la Tares, in sostituzione di Tarsu e Tia, prevedeva due componenti: la prima era destinata ai rifiuti in senso stretto e la seconda per i servizi indivisibili dei Comuni (illuminazione, strade, marciapiedi, ecc.). Per le famiglie residenti, secondo lo studio della Uil, è passato dai 214 euro nel 2012 (Tarsu e Tia) ai 281 nel 2013, ed ha portato nelle casse pubbliche dello Stato 9,9 miliardi di euro a fronte dei 7,6 miliardi di euro nell’anno precedente, con un incremento di 2,3 miliardi di euro (il 30,3%), di cui 1,2 miliardi di euro per pagare i servizi indivisibili dei Comuni (addizionale di 30 centesimi al mq).








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