Strumenti di lotta per la salute e strategie future: i documenti del convegno

Si è svolta il 16 dicembre scorso a Mesagne, nell’attrezzatissima struttura LAB CREATION l’assemblea-seminario dell’associazione Salute Pubblica

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Torre Guaceto: delegazione tunisina in visita nella Riserva

Nelle scorse ore, il Consorzio di Gestione dell’area protetta ha ospitato dieci funzionari del Governo tunisino,

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Torre Guaceto rinnova la certificazione EMAS: l’area protetta è in costante miglioramento

Fin dalla sua nascita, il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto ha indirizzato il proprio impegno sul fronte della conservazione e della protezione dell’ambiente

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Il Canale Reale: da problematica a risorsa

Si è tenuta questa mattina presso Palazzo Nervegna a Brindisi una riunione organizzata sul tema del canale Reale.

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Prorogati al 31 ottobre i termini del concorso “Condividere ti porta lontano”

In occasione della settimana europea della mobilità l’associazione Cicloamici bandisce un concorso sulla “condivisione "

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No al carbone: perché partecipare alla manifestazione del 28 ottobre a Cerano.

Quello che sembra caratterizzare Brindisi, ma non solo, è la disarmante lentezza nelle reazioni da parte dei cittadini e istituzioni, ma soprattutto della politica,

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Mesagne Bene Comune aderisce alla manifestazione per la chiusura della centrale di Cerano di sabato 28 ottobre 2017

I recenti studi epidemiologici sugli effetti dell'inquinamento industriale sulla popolazione della provincia di Brindisi confermano quanto da tanti denunciato negli anni,

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"Le Infrastrutture Verdi alla luce delle Linee Guida del Ministero dell'Ambiente".

Brindisi, 20 Ottobre 2017; Auditorioum Istituto Professionale Alberghiero “Sandro Pertini” Parco del Cesare Braico.

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No al carbone: aspettando il 28 ottobre.

Un grazie immenso va agli artisti che stanno mettendo a disposizione la loro arte senza alcun compenso, perchè manifestare per chiedere la chiusura della mega centrale a carbone di Enel, la bonifica e la riqualificazione di contrada Cerano,

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23 mila km di acquedotti creati dal pubblico sono sotto attacco delle multinazionali.

Puntano ai 60 miliardi che l’autorità mette in bolletta per ristrutturarli.

 

Le lobby premono sui 2000 comuni, che rispettano il referendum e chiedono di completare l’opera di privatizzazione dell’italia adottata all’unanimità “la carta di bari per la difesa delle fonti d’acqua”.

“no al gestore unico del centro sud italia2.

Il piano delle multinazionali francesi suez e Veolia deve essere fermato con ogni mezzo democratico”, questa la posizione espressa dalla Rete a Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia, riunitasi a Bari il 7 ottobre scorso.

Presenti i rappresentanti di tutte le regioni del distretto appenninico e non solo, che hanno ricostruito e discusso il progetto di occupazione delle sorgenti idriche messo in campo dalle lobby.

“I cambiamenti climatici e l’inquinamento riducono l’acqua e le Corporation si accaparrano quella disponibile – dice il referente Pugliese della Rete - con l’obiettivo di speculare sulla sete dei cittadini”.

Dal confronto è emersa la centralità del ruolo dell’Acquedotto Pugliese. “Se Emiliano non è in grado di fronteggiare le pressioni del Governo e delle Multinazionali, abbia il coraggio di lasciare e torni a fare il magistrato” affermano gli attivisti della Rete “Chiediamo all’uomo di legge di assumere una posizione chiara di rispetto della Costituzione della Repubblica italiana”.

La Carta di Bari fa propria la Risoluzione 64/2010 delle Nazioni Unite, che proclama il diritto universale all’acqua e chiede al Governo e al Parlamento italiano di nazionalizzare la gestione delle fonti d’acqua, come previsto dall’articolo 42 della Costituzione e alle Regioni di programmare e sostenere le ripubblicizzazioni.

Le lobby premono per privatizzare anche i 2000 Comuni d’Italia, che resistono con le gestioni in economia nel rispetto del referendum del 2011. Puntano ai 60 miliardi per gli investimenti, che l’Autorità li autorizza a prelevare in bolletta. L’Italia già privatizzata ristruttura le reti con una media di 3,8 km all’anno. Per ripararle tutte ci metteranno 250 anni creando emergenze idriche.

La Cassa del mezzogiorno, gestione pubblica del dopoguerra, ha costruito 23 mila km di reti idriche con fondi pubblici in meno di 30 anni portando l’acqua in tutte le città del centro sud Italia.

SUEZ e VEOLIA (l’una controllata dallo Stato francese, l’altra dalla Cassa Depositi francese) sono state cacciate in oltre 50 gestioni dell’acqua in Francia, compresa Parigi, a causa dei disastri che hanno prodotto. Hanno spostato i loro interessi in Italia dove le multinazionali francesi già controllano l’acqua nel Lazio, l’ACEA e Acqualatina, in Umbria, Umbriacque, in Campania, la Gori, la Gesesa e Acqua Campania, in Calabria influenzano la Sorical e hanno puntato il Molise e la Basilicata. Stanno allungando i loro tentacoli sull’Abruzzo, la Sicilia e altre regioni d’Italia. “Un piano industriale di medio temine – dichiara la referente Campana - che punta ad accorpare in un unico grande soggetto non solo all’acqua, ma anche i rifiuti, i trasporti e l’energia, per acquisire il controllo dei servizi pubblici locali di oltre 15 milioni di abitanti”.

RETE A DIFESA DELLE FONTI D’ACQUA DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA

Per info:

Maurizio 3473543782, Federico 3802370343, Consiglia 3297745761

Comitato pugliese "Acqua Bene Comune"

 

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