Almiento (Cgil): ingiusto l’attacco contro Epifani per l'impianto trattamento fanghi

A Brindisi esprimere pareri sul versante ambientale è cosa quantomeno complessa e delicata,

perché ogni caso specifico richiederebbe documentazione e approfondimenti, per non correre il rischio di essere troppo superficiali.

Il rischio ancor più grave è di personalizzare in maniera negativa un parere espresso da un dirigente pubblico nello svolgimento dei propri compiti e delle proprie responsabilità.

Per questa ragione, considero del tutto infondato e fuorviante l’attacco che i consiglieri comunali Muccio ed Epifani fanno nei confronti del Dirigente provinciale del servizio Ambiente ed Ecologia della Provincia, rispetto al progetto dell’impianto di trattamento fanghi dei depuratori civili.

Quel progetto, insieme ad altri, era stato presentato da Termomeccanica nell’ambito del revamping della piattaforma di trattamento dei rifiuti industriali. Già allora, come CGIL, esprimemmo forti perplessità rispetto alla volontà aziendale di presentare non solo il progetto di revamping dell’impianto esistente, ma di proporne quattro, che comunque puntavano a un’implementazione complessiva dell’attività nell’ambito dei rifiuti.

Considerata la zona in cui persiste la piattaforma e tutte le criticità ambientali esistenti, ci sembrava alquanto difficile che gli Enti competenti potessero autorizzare i progetti. Ed è stato così, e Termomeccanica, che guardava a Brindisi per un grande investimento, non ha voluto nemmeno modificare i progetti secondo le prescrizioni indicate dalla Regione, che, anche in quel caso, richiamavano modifiche rispondenti alle BAT (Best Available Technologies, cioè le migliori tecnologie disponibili, quelle che devono essere usate se vogliamo realmente conciliare insediamenti industriali e ambiente). Rientra nelle logiche imprenditoriali decidere se conviene o no fare un investimento; di certo, rispettare le BAT è molto più costoso, e questo purtroppo è un prezzo che spesso le aziende, in Italia, non sono disposte a pagare. Ed è così che a Brindisi abbiamo perso anche la possibilità di ricollocare i lavoratori della stessa piattaforma.

Ma di chi è la responsabilità? Del Dirigente che non fa altro che applicare le norme in campo ambientale prima di dare un’autorizzazione? Un errore, forse, lo ha commesso: poteva chiudere con un “no” la conferenza di servizi, subito dopo il parere negativo di Comune di Brindisi e ARPA.

Invece ha dato all’azienda la possibilità di realizzare l’impianto a condizione di utilizzare le BAT. Già, proprio quelle tecnologie che nella sentenza del Tar si dice che siano incomprensibili perché scritte in inglese! Ma lo sono perché parliamo di tecnologie di riferimento internazionali e che devono valere per Brindisi come per altre parti del mondo. E in un’epoca in cui la lingua che quotidianamente usiamo è farcita di termini come manager, smartphone e spending review, è disarmante constatare che invece, chi è deputato a esprimersi in merito alle BAT, si smarrisca solo perché i documenti che deve esaminare sono in inglese!
E’ possibile, intanto, che la Provincia ricorra al Consiglio di Stato, ma il punto è un altro: quale interesse avrebbe il Dirigente, se non quello di applicare le norme in materia ambientale? I due consiglieri pensano che anche l’Amministrazione Comunale e l’Arpa ce l’abbiano con il Consorzio ASI?
Ogni volta che perdiamo un investimento sul nostro territorio, registriamo l’ennesima sconfitta perché perdiamo occasioni di lavoro, ma l’interesse collettivo non può che essere trasversale a quello dei singoli. Continueremo a essere sconfitti tutti se pensiamo che il nostro futuro possa essere costruito su un discutibile gioco al ribasso.

Michela Almiento
Segretario Generale Cgil

 

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