Il Pd si interroga sulla sconfitta ma si guarda già al futuro del partito.

Tre giorni di riflessione degli iscritti per cercare di rilanciare il ruolo dei democratici nella comunità. Alcuni interventi hanno registrato la richiesta di dimissioni della segreteria.

 

È terminata la “tre giorni” di riflessione (Mercoledì, Venerdì e Lunedì scorso) sul voto delle ultime elezioni all’interno del Pd locale e i risultati, le conclusioni hanno soddisfatto gran parte della base del circolo. Un comune denominatore è stato quello di considerare l’evento delle elezioni come una “dignitosa sconfitta”, dove alla forza, all’organizzazione ed alla numerosa presenza di controparte vincente si è contrapposto un raggruppamento di centrosinistra con 64 candidati che, dapprim,a hanno fatto registrare il proprio ingresso nel ballottaggio ed a seguire una ragguardevole percentuale a favore del proprio candidato Ninni Mingolla.

C’è da dire che la conduzione delle tre serate da parte di Francesco Rogoli, attuale segretario è stata molto attenta, lucida ed equilibrata aprendo la strada ad un dibattito ricco di interesse e con spunti e suggerimenti che saranno certamente utili nell’immediato futuro. A parlare sono stati in molti, i dirigenti e gli amministratori uscenti quasi tutti. Tra gli altri hanno dato il loro contributo: Ninni Mingolla, Silvio Molfetta,Giovanni Galeone, Cosimo Faggiano, il sindaco uscente Franco Scoditti, Francesca Riccio, Giuseppe Indolfi, L’ex presidente del Consiglio Fernando Orsini, Damiano Franco, Damiano Ignone, Annamaria Scalera, ed a seguire, Carriero Margherita Ignone, Rubino, Angelo Carluccio, Clara Bianco, De Francesco, ecc.

Sono state poche le note dure e sul tappeto sono state poste le varie questioni ed i vari errori commessi, uno in particolare quello di aver riformulato una nuova Giunta municipale unitamente al compito di aver dato mandato al sindaco di determinare le nomine.

È stato comunicato anche il passaggio che riguardava la candidatura regionale di Clara Bianco, la determinazione, l’invito e la rappresentanza per tale incombenza formata da Rogoli, Franco e Faggiano. Nelle comunicazioni e nell’esame critico, anche stringente sotto alcuni aspetti, non è stato omesso nulla. Alcuni interventi hanno registrato la richiesta di dimissioni della segreteria, altri hanno lamentato la presenza di “brontosauri”, Mingolla ha addirittura ironizzato sul fatto che i brontosauri non sono mai esistiti in natura.

Qualche intervento, comunque, è stato favorevolmente apprezzato ma in termini di compostezza. Indolfi ha ricordato che nella prima riunione del vecchio consiglio comunale il neo eletto sindaco, Pompeo Mingolla, disse che la maggioranza era un qualcosa esplicitamente di “elettorale” e non “politico” e facendo riferimento alla situazione odierna una tale dichiarazione è stata ritenuta calzante sia per colui che all’epoca la pronunciò a proposito del centrosinistra di cui faceva parte, sia per l’attuale amministrazione.

Ed a conferma che l’esame è stato profondo ed a largo raggio ecco l’analisi dell’ultimo documento di “Mesagne futura”, (ex An e Forza Italia) componente della nuova maggioranza civica dove la chiave di lettura ha delineato anche una componente di tale area Tecla Pisanò in Giunta oltre al ventilato nome di Giuseppe Semeraro che da più parti lo segnalano come nuovo Presidente del Consiglio.

Un discorso importante è stato dedicato al Movimento Vizzino ricordando come la crisi di Giunta e la fuoriuscita dei suoi uomini riguardava una serrata dialettica tra il Movimento ed il gruppo di Sel, all’epoca guidato da Matarrelli, stranamente insieme in questa competizione elettorale con il collante che è stata la candidatura di Mauro Vizzino, neo consigliere regionale. In molti hanno sottolineato il fatto che questo movimento che spazia in modo definito “trasversale” da Forza Italia di antica memoria, al Pd locale prima e di Emiliano dopo non ha un entroterra culturale e come tale deve essere valutato e combattuto, tenendo presente che movimenti legati all’uomo o cinghia di trasmissione di sindacati e/o patronati non possono avere vita lunga in una realtà democratica. La confluenza di tale Movimento nell’area di Emiliano dovrebbe chiarire la definitiva collocazione politica.

Giuseppe Giordano

 

 

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