Carmine Dipietrangelo: Brindisi senza idee e senza futuro.

Nel silenzio e nell’assenza di qualsiasi iniziativa da parte di partiti, dei rappresentanti istituzionali e delle istituzioni, si sta assistendo, nel nostro territorio e soprattutto in città, a uno svuotamento della partecipazione al dibattito pubblico e al confronto delle idee.

Solo qualche movimento e qualche associazione ogni tanto cerca di smuovere le acque ma tutto si ferma nei convegni.

Manca una visione non solo di città ma anche di quello che sarà o dovrebbe essere il futuro produttivo e il suo sviluppo.

Un disinteresse che può produrre danni irreparabili. Si vive solo di presente e litigiosamente “di giorno per giorno”trascurando qualsiasi progetto per il futuro. Eppure di questioni serie, drammaticamente urgenti, si dovrebbe discutere per costruire le condizioni per un futuro più certo.

A partire dalla dimensione della disoccupazione e soprattutto di quella giovanile si richiederebbe una riflessione più matura sulla situazione, sull’attuale assetto produttivo, sull’esaurimento di un certo tipo di sviluppo, sulle prospettive su cui si intende lavorare per valorizzare territorio, asset esistenti, e per costruirne di nuovi.

I giovani non hanno lavoro, laureati e non, stanno fuggendo. L’attuale apparato industriale non riesce,e non potrebbe farlo, a garantire loro un futuro, perché privo di prospettive.

Se si esclude il settore aeronautico e motoristico,e in parte quello farmaceutico,gli stessi settori industriali che per cinquant’anni hanno prodotto danni ambientali dando però lavoro e reddito al territorio, sono privi di certezze future.

La chimica brindisina non è presa in considerazione negli stessi programmi dell’ENI,così come si evince dalla denuncia fatta nei giorni scorsi dal sindacato UIL sugli investimenti del gruppo 2015/2018. Una denuncia che non ha prodotto alcuna reazione.

Negli altri siti si parla da tempo di chimica verde,di potenziamento delle stesse produzioni presenti nello stabilimento brindisino,mentre a Brindisi ci si accontenta delle semplici dichiarazioni di intenti,di briciole di promesse o si fanno passare come conquiste le necessarie e programmate manutenzioni dell’esistente. Per l’ENI sembra essere strategico solo il nord e la Sicilia. Siamo tornati ai piani del 1980? Allora fu grazie alla lotta dei lavoratori e all’impegno delle istituzioni locali e regionali del tempo che questi piani che volevano Brindisi residuale nell’assetto della chimica italiana,saltarono garantendo così allo stabilimento di Brindisi un futuro.

Le produzioni energetiche da carbone, aldilà delle necessarie opere di ambientalizzazione in corso di realizzazione almeno per la parte che riguarda l’Enel, vanno verso il superamento. E’ di questi giorni l’ennesima riconferma,da parte dell’UE, della graduale decarbonizzazione della produzione energetica. Processo che si dovrebbe concludere entro il 2030. Tra quindici anni il fabbisogno energetico deve essere soddisfatto da altre fonti escludendo categoricamente quelle fossili. Quindici anni passano velocemente. Mentre a Brindisi qualcuno si dimena ancora a difendere la centrale di costa morena o a chiedere l’utilizzo del metano(anche questo fossile, anche se meno inquinante) nella centrale di cerano, sarebbe ora di iniziare a pensare al futuro di questi siti e all’opportunità di non disperdere professionalità ed esperienze in campo energetico. E se è giusto insistere sulle compensazioni, sui ristori da garantire alle istituzioni locali, altrettanto giusto e forse più utile sarebbe avviare un confronto con l’Enel sui programmi futuri per la produzione di energia decarbonizzata.

Come per la chimica verde anche per la produzione energetica il nostro territorio ha tutti i diritti e i titoli per partecipare alle innovazioni e alle produzioni future dei due settori. E’ tempo che Brindisi venga considerata nei programmi futuri dei due grandi gruppi quali l’Eni e l’ENEL, storicamente e “pesantemente” presenti nel territorio. Non si dimentichi inoltre che questi due settori sono ad oggi quelli, quasi unici, che rendono vivo e remunerato il porto di Brindisi.

Nella politica industriale di cui da tempo l’Italia è priva e sulla quale sarebbe ora concentrare maggiore attenzione da parte del governo, Brindisi deve far sentire la sua voce e battersi per avere un ruolo nella sua programmazione. Bisogna evitare che ci si trovi di fronte a situazioni traumatiche che il naturale e graduale disimpegno o esaurimento di settori industriali potrebbe determinare in un territorio che non ha voluto prepararsi, rinviando ad altri o altrove le scelte che devono essere già impostate in questa fase. La vicenda del siderurgico di Taranto deve insegnare qualcosa anche a noi.

Ecco perché nel ripensamento della politica industriale bisogna avere il coraggio di mettere in discussione molte certezze compresi gli strumenti e i meccanismi che l’hanno sostenuta, come i consorzi ASI.

Ripensare e riorganizzare l’attrattività e la sostenibilità delle aree industriali. Riconsiderare il contributo della ricerca e dell’università per rifertilizzare un territorio che ha scelto, nel silenzio dei tanti, di abbandonare l’impegno in questa direzione.

Un esempio, si fa morire e fallire la cittadella della ricerca, si fa allontanare l’Unisalento, destinando i suoi locali a sede della società provinciale Santa Teresa e si mantiene in vita il consorzio ASI. Non si fa più la ricerca sui nuovi materiali(grande intuizione di 30 anni fa che rese possibile la riconversione dell’ospedale psichiatrico in cittadella della ricerca per ospitare il CNRSM) ma si continua a essere subalterni alle scelte e alle volontà dei grandi gruppi industriali.

Potrebbero e dovrebbero essere questi argomenti per un nuovo governo della città e per una programmazione di un nuovo sviluppo invece della ennesima spartizione di posti in giunta da assegnare a indistinti senza visione e senza competenza.

Chi amministra ha il dovere di realizzare e rendere praticabile quello che la politica e per essa i partiti sono in grado di proporre con idee e progetti che dovrebbero essere il risultato di una visione, di un pensiero. A Brindisi purtroppo a sinistra come a destra si vive solo di presente e di consenso immediato quanto precario. Non a caso i protagonisti sono consiglieri comunali indistinti e intercambiabili di posto, di lista e di collocazione, che tengono sotto scacco una città indignata, ma ormai rassegnata e che sta diventando sempre più indifferente. La politica non c’è. E non a caso i cittadini che vanno a votare in città si vanno riducendo sempre più. Lo ricordo per gli smemorati, a Brindisi ha votato solo il 42% degli aventi diritto.

Carmine Dipietrangelo

Left Brindisi

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