La sfida del cambiamento: il piano di riequilibrio finanziario non è solo questioni di conti da far quadrare. (di Carmine Dipietrangelo)

Chi ha un minimo di responsabilità politica ed amministrativa è chiamato a dare una prova di verità,

di lealtà,di serietà verso tutta la città. Affrontare il piano di riequilibrio finanziario pluriennale rispetto ai circa 55 milioni di debiti accumulatisi nel corso di anni di disamministrazione, di finanza allegra e irresponsabile, è una scelta necessaria e si spera che sia sufficiente e accettabile per la corte dei conti.

Prima di questa amministrazione si sono succeduti e alternati ben sei sindaci e sei gestioni commissariali che hanno determinato una instabilità strutturale e tutto questo è avvenuto in poco più di vent’anni. A garantire continuità è stata una struttura amministrativa che ha precise responsabilità per aver assecondato e per aver contribuito a nascondere polvere sotto il tappeto.

Con ritardo e con qualche incertezza ora si arriva a dire alla città la verità sullo stato dei conti della “loro” amministrazione. Chi lo doveva fare prima di arrivare alla dimensione di questo enorme debito non lo ha voluto o saputo fare preferendo la via dell’accondiscendenza e del consenso facile.

La instabilità amministrativa degli anni passati e le gestioni commissariali hanno parimenti contribuito a “nascondere molta polvere sotto il tappeto”. L’ultima gestione commissariale, se pur sollecitata a dire la verità, ha continuato a sottovalutare e ha preferito il comodo continuismo amministrativo di cui oggi si pagano le conseguenze.

I dati finanziari erano già noti. La corte dei conti e il ministero avevano già dato l’allarme da tempo. Leftbrindisi e Art1 chiesero, durante la sua gestione, al commissario Giuffre’ di dare alla futura amministrazione, una volta eletta, se non i conti in regola almeno il quadro finanziario preciso dei debiti e del disavanzo strutturale del comune. Non ci furono risposte ma solo rassicurazioni e qualche indicazione di criticità che non avrebbero richiesto interventi pesanti. Così come qualcuno di noi, all’indomani della sua elezione, proposero al sindaco Rossi di dare incarico ad una società specializzata o ad una task force composta da un rappresentante della corte dei conti, da un esperto di contabilità pubblica, da un professore universitario per una vera e propria “due diligence” sui conti e il bilancio del comune. Questo avrebbe potuto consentire una conoscenza più rapida e più oggettiva dei conti e sarebbe stata depotenziata o eliminata qualsiasi strumentalizzazione e polemica politica sulle responsabilità del passato da cui gran parte della città e le sue rappresentanze non si poteva e non si può chiamare fuori.

La rottura con il passato, la nuova storia poteva iniziare così.

Si è perso un po’ di tempo, si è tergiversato e si è dovuto fare affidamento alla stessa struttura amministrativa, corresponsabile del disavanzo, per ricostruire il quadro dei debiti e la relativa rendicontazione. E si spera che sia stata fatta completa chiarezza.

Ad amministrare la città in questi anni si sono cimentati in tanti, ma nessuno ha voluto affrontare il “buco” del disavanzo e che ogni giorno aumentava sempre di più. Da tempo si sapeva che le entrate nel comune di Brindisi non erano sufficienti a coprire le uscite. Solo con anticipazioni bancarie, con sotterfugi contabili e finanziari,si è potuto andare avanti. Questo è un quadro noto da tempo e malgrado questo i bilanci in questi anni venivano approvati da consigli comunali e da gestioni commissariali con i poteri del consiglio.

Onestà intellettuale, buon senso e serietà richiederebbe un atteggiamento responsabile da parte di chi dovrebbe essere consapevole che non ci sono alternative, dati i conti certificati. Buttarla in caciara politica a che servirebbe?

A subire le conseguenze sarà comunque la città e quella parte che più ha bisogno e che come tale richiede una buona amministrazione e un uso corretto della spesa pubblica.

Va dato atto quindi a questa amministrazione di aver avuto il coraggio e la consapevolezza per affrontare la situazione assumendosi la responsabilità di dire alla città che cosa può fare e non può fare da domani il comune per essa.

La strada intrapresa è quella più difficile. Si dovrà governare per il cambiamento e non per il consenso. Le scelte che si portano in consiglio comunale sono quelle che vanno in direzione di un cambiamento? Se l’impegno fosse solo quello di approvare il piano di riequilibrio finanziario per mettere ordine nei conti questo non sarebbe ancora cambiamento.

Governare il cambiamento deve comportare oltre che coerenza con gli impegni imposti dal riequilibrio anche una nuova e più adeguata organizzazione amministrativa interna, un ripensamento sulla adeguatezza e utilità delle governance delle partecipate, procedure per gli incarichi e gli affidamenti esterni. Così come sono indispensabili attivare forme e strumenti di partecipazione e di controllo e non solo quelli interni ma anche quelli di carattere sociale. La necessaria politica di sacrifici deve andare di pari passo con nuove e buone pratiche amministrative e con un’idea di città più aderente alla realtà e alle potenzialità di BRINDISI.

Insomma si tratta di rompere con il continuismo amministrativo ricostruendo un rapporto di autorevolezza e di ruolo da esercitare oltreché sulla macchina amministrativa anche su tutti gli enti che operano sul territorio. Sono tanti ma non sempre tutti sintonizzati su una visione comune.

BMS, ASI, Autorità Portuale, STP, Camera di Commercio, Cittadella della ricerca, a chi rispondono e non solo in termini di potere o di gestione?

Bisognerebbe creare le condizioni per una visione comune e una agenda di cose da fare tenendo conto del nuovo stato finanziario della città di Brindisi che vive, anche dal punto di vista economico, produttivo e sociale, uno dei momenti più difficile della sua storia recente.

Vanno fatti però i conti con la politica al tempo dei social network che non sa nemmeno cosa sia questa capacità di visione tantomeno quali siano i programmi per realizzarla.

Ci vuole coerenza e rigore, così come vanno combattuti tutte quelle pratiche e comportamenti che si sono sedimentati tra gli stessi consiglieri comunali predisposti più al consenso individuale o di gruppo che a essere protagonisti della sfida del cambiamento.

Dopo il consiglio comunale, approvato il piano di riequilibrio, sarà richiesto a tutti un cambiamento.

Carmine Dipietrangelo

Presidente LeftBrindisi

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