Per Andrea Camilleri (di Homo Videns)

La morte di Andrea Camilleri era già stata annunciata da qualche giorno, da quando fu ricoverato d’urgenza.

Tuttavia, lascia un vuoto dentro; non solo perché con lui muore anche il commissario Montalbano, ma soprattutto perché era uno scrittore che parlava al cuore del lettore. E non era soltanto uno scrittore; era una specie di “cantastorie”, uno che quando raccontava un avvenimento lo coloriva in maniera tale da fartelo vivere concretamente. Lo abbiamo visto tante volte; anche nell’anfiteatro di Siracusa.

Certamente, tra i suoi personaggi, Montalbano è il più accattivante. Rappresenta il Commissario di polizia che tutti noi vorremmo conoscere, presente nei   momenti del bisogno, alla mano, comprensivo, e nello stesso tempo efficiente e attivo. È, certamente, anche per questa connotazione utopica, un personaggio da favola, come si dice: affabile. Nelle centinaia di casi che ha affrontato, abbiamo visto un organo di polizia degno di un paese democratico, rispettoso anzitutto del cittadino, delle regole, dei compiti ai quali esso è deputato. E che non sempre vediamo rispecchiati nei casi di cronaca.

Ma, forse, il personaggio principale dei romanzi di Camilleri è la Sicilia, ovvero i suoi abitanti.

Camilleri ci ha sempre rappresentato dei Siciliani pronti a collaborare con le autorità, loquaci, aperti col prossimo. Ha dipinto dei Siciliani che sono un po’ diversi dal clichet classico, quello che altri scrittori, ed altre fiction, ci hanno portati a pensare (nun viddi, nun sintii...); che è, poi, il clichet di larga parte dei meridionali.

Forse anche per questo, Camilleri ci era simpatico; e ci mancherà.

(HomoVidens)

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