Svalutazione della moneta unica. Esaminiamo i Pro e i Contro di questa manovra (di Luca Giordano).

Dopo l’ultima mossa della Bce sui tagli del costo del denaro (http://www.mesagne.net/component/ content/article/79-economia-finanza/2210-dalle-riduzioni-della-bce-sul-costo-del-denaro-ai-librettidi-risparmio), la svalutazione della moneta unica europea sembrava davvero essere il tassello mancante per rilanciare l’export. Invece, come già si vociferava, ora è possibile acquistare 1 euro “pagando” solo 1,05 dollari circa.

 

Gli effetti positivi sulla nostra economia sono molteplici; innanzitutto le nostre aziende hanno la possibilità di espandersi nel mercato americano approfittando del cambio favorevole. In altre parole, in base alla tipologia di mercato in cui un’azienda si inserisce ha la possibilità di sbaragliare la concorrenza abbassando i prezzi, oppure mantenere i prezzi con i quali si è sempre presentata al pubblico facendo aumentare però gli utili. Volendo fare un banale esempio prendendo come riferimento il cambio euro-dollaro di marzo dello scorso anno, ovvero 1,39 dollari per 1 euro, un'automobile prodotta in Italia e venduta al prezzo di 13.900$, con l’attuale cambio potrà competere con un prezzo sicuramente più favore, ovvero 10.800$ o viceversa, l’azienda produttrice del bene potrà continuare a vendere al medesimo prezzo dello scorso anno, facendo però schizzare gli utili su ogni prodotto venduto. Tutto ciò si tradurrà quindi in una crescita della produzione industriale dei Paesi dell’Eurozona e avrà un impatto favorevole sui PIL.

Ovviamente ciò che si auspica oltre al “boom” dell’export è la ripresa degli investimenti esteri nel nostro Paese che dall’inizio della crisi ad oggi hanno registrato un -58% (fonte: http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120963), speriamo solo che il nostro sistema Paese sia in grado di essere al passo con i tempi, mostrando quindi un Paese con le “saracinesca aperta”, pronto ad accogliere nuovi capitali.

Molti sono ancora i passi da fare, ma i primi dati sull’occupazione sembrano risentire favorevolmente della nuova riforma del mercato del lavoro, ovvero il Jobs act. Intuire quale sia il rovescio della medaglia del capitolo “euro debole” è molto semplice. Mi sembra ovvio che i primi effetti negativi sui prezzi si avranno invece sulle importazioni. Esempio più emblematico è il petrolio. Un Paese come l’Italia, dipendente dalle importazioni di petrolio risentirà quindi un aumento della bolletta energetica. La cosa però non sembra preoccupare più di tanto, al momento, il prezzo degli idrocarburi è infatti in discesa.

Purtroppo però come accennato prima non credo che l’Italia abbia tutte le carte in regola per poter cavalcare l’ondata di euforia che sta attraversando l’Europa in questi tempi. Mentre da una parte la moneta unica sostiene favorevolmente la nostra economia in campo internazionale, dall’altra parte limita la nostra aggressività soprattutto verso i nostri concorrenti Europei. Uno Stato che ad esempio ha una sua sovranità monetaria, può rilanciare la propria economia sui mercati svalutando la propria moneta come già discusso prima. Come può l’Italia svalutare la propria moneta se è la stessa che condivide con Spagna, Francia, Germania, Irlanda, ecc.?

Potrebbe essere uno spunto per un nuovo articolo, poiché la discussione è davvero vasta e ampia, ma al contempo credo molto interessante, soprattutto in un periodo in cui gli euroscettici scrivono articoli e lanciano video (spesso fallimentari) di campagne anti-euro.

 

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