Ricordando a Mesagne Sant'Antognu ti lu fuecu

Un detto popolare dice che l’Epifania tutte le feste porta via con S. Antonio abate,

che chiede di attendere qualche giorno ancora perché vi è la sua festa (fra le tante varianti segnaliamo: «La Santa Bbifania tutti li festi porta via./ “Spetta - tici Sant’Antueni -, spetta ca ‘nc’è ‘ncora la mia!”»).

Ed in effetti, a voler rispettare la tradizione, va ricordato che, oltre ogni nuova introduzione della festa, questa giornata è stata da sempre ricordata perché nella cittadina, all’incrocio tra via Catiniano e via Zullo vi era una chiesetta intitolata al Santo patrono degli animali domestici e di essa si fa menzione in antichi manoscritti di natura economico giuridica (Libro dei Benefici), nonché nell’«Apprezzo del feudo di Mesagne» che il «regio tevolario Pietro Vinaccia» fece nel 1731 allorché Mesagne doveva essere messa all’asta e passare nelle mani di un nuovo feudatario.

«”Sant’Antognu ti lu fuecu” per distinguerlo da Sant’Antonio di Padova è invocato come intercessore per la guarigione dell’Herpes Zoster, volgarmente nota come “fuecu ti Sant’Antognu”», ha annotato mons. Angelo Catarozzolo nel suo apprezzato libro “Tradizioni religiose mesagnesi” e poco oltre ha ricordato: «Il culto di quella cappella fu trasferito nella chiesa della Ss. Annunziata, ove la Confraternita di S. Leonardo celebra tutt’ora la festa del Santo, allestendo sul sagrato il tradizionale falò, atteso dai fedeli che per devozione raccolgono nei bracieri un po’ di brace, “la croscia”, da portare a casa».

Ora quest’anno probabilmente non ci sarà il falò, ma, come sovente accade, ci sarà la distribuzione del pane dopo la celebrazione eucaristica e la benedizione degli animali. Su tutto ciò il sigillo della storia: la splendida statua in cartapesta dell’artista locale Ferdinando Cellino, carovignese d’origine, ma mesagnese di adozione: non lasciò alcun autografo sulla statua, nè sul basamento, ma che il «Sant’Antognu ti lu fuecu» sia certamente opera sua lo testimonia un’antica foto che lo ritrae, in abiti da lavoro, con i baffi folti ed aria visibilmente soddisfatta proprio accanto alla statua già completa in tutta la sua maestosità. (A.S.)

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