Portaluri risponde a Distante

Su quanto si scrive a proposito della stima dei tumori pediatrici ma soprattutto su tutto quanto interessa il fenomeno tumori nel nostro territorio cerchiamo, nel limite del possibile di dare il massimo dell'informazione.

Avevamo pubblicato un articolo apparso su Salute pubblica e la posizione dell'Isbem a proposito del lavoro sulla stima dei ricoveri pediatrici utilizzando i ricoveri ospedalieri.

Un nuovo contributo viene da Maurizio Portaluri e lo pubblichiamo a seguire.

Caro Professor Distante,

rispondo a quanto scrivi su Mesagne.net circa un mio articolo su salutepubblica.net in cui si cita un tuo lavoro sulla stima dei tumori pediatrici utilizzando i ricoveri ospedalieri. Un lavoro che è stato commentato criticamente da alcuni epidemiologi italiani sulla rivista che lo ha pubblicato ed anche sulla rivista italiana Epidemiologia e Prevenzione.  Criticare un lavoro scientifico è un modo della scienza, nulla di strano. Mi rimproveri di non aver atteso la risposta tua e degli altri autori al commento critico. In effetti il mio articolo è precedente di 20 giorni alla pubblicazione del vostro replay. L’ho letta e riletta quella risposta ma non mi convince: per come sono compilate le schede di dimissioni oggi, chiedere al decisore politico di fare una programmazione assumendo le analisi che ne derivano come paragonabili ai registri tumori non mi sembra corretto e non è sembrato ai ben più autorevoli critici. A tacere degli effetti sull’opinione pubblica di una misurazione così incerta. Capisco che vi siate innamorati di questa ipotesi di ricerca, ma già nel 2009 gli epidemiologi dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) ed il prof. Berrino avevano criticato un vostro analogo lavoro sui tumori della mammella. Non c’è alternativa, bisogna rinforzare le strutture dei registri tumori senza cercare scorciatoie. A meno che non si affidi la compilazione delle schede di dimissione a personale formato per renderle affidabili e fruibili per analisi epidemiologiche.

E’ difficile discutere di queste cose su un organo di informazione, ma visto che Mesagne.net ha avuto il coraggio di farlo, i suoi lettori meritano uno sforzo di divulgazione da parte mia. Hai pubblicato sulla pagina web tutti gli  articoli dell’ISBEM dal 2007 al 2017 celebrando la affidabilità del metodo PEER REVIEW, quasi fosse una divinità e la scienza una religione. Sappiamo che il vaglio di 3 revisori anonimi non garantisce un bel nulla. Spesso essi sono anonimi per gli autori ma gli autori non sono “schermati” per loro e così nessuno può garantire che non vi siano suggestioni nel leggere i nomi degli autori e delle loro istituzioni. Inoltre spesso i data-base degli articoli non sono messi a disposizione dei revisori. E comunque il metodo non ha impedito che autentiche “bufale” siano state pubblicate e sono lì a fare “scienza”. Non lo dico io, ma lo dice gente come Ioannidis e Paci. Si stanno cercando dei rimedi.

Sorvolando sui dubbi espressi sulla mia buona fede, tengo solo a precisare che il mio accesso all’incarico di ricerca gratuito nel CNR, ancorché con la tua placitazione, è giunto (e non poteva essere diversamente) dopo 15 anni di attività di ricerca presso l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Credo di aver apportato in quegli anni studi e finanziamenti al CNR ed all’ISBEM. Non mi sento in credito, sono stato solo leale verso l’impegno assunto. E non rinuncio alla mia libertà di opinione.

Saluti e salute.

Maurizio Portaluri

Brindisi, 12 marzo 2018

 

Bibliografia

Agire per evitare le post-verità. Paci E. Epidemiol Prev 2017; 41 (5-6): 225-225. http://epiprev.it/attualit%C3%A0/agire-evitare-le-post-verit%C3%A0

Agire per evitare le post-verità | Epidemiologia & Prevenzione

epiprev.it

Riassunto: Il commento di Benedetto Terracini all’articolo di Piscitelli et al. introduce in E&P il concetto di post-verità.

Cancro al seno? I conti non tornano http://www.registri-tumori.it/cms/it/node/1014

Cancro al seno? I conti non tornano

3 luglio 2009: Cancro al seno in drastico aumento tra le giovani donne? I conti non tornano. L'AIRTUM commenta i dati dello studio di Piscitelli P. et al. pubblicato sul Journal of experimental and clinical cancer research. Leggi il comunicato.

«Quando trova discrepanze di tale entità tra i suoi dati e quelli già disponibili, uno scienziato dovrebbe per prima cosa controllare di non avere commesso errori nella raccolta e nell’analisi dei dati».

E’ tranchant Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, nell’esprimere la sua reazione (e quella di molti epidemiologi che da decenni si occupano di tumore del seno) alla lettura del comunicato diffuso dalla newsletter DoctorNews l’1 luglio. Dove, riportando i risultati di uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, si legge:

«…le cifre reali del big killer al femminile sono "sorprendentemente maggiori" rispetto ai dati ufficiali. In particolare, allarmano i dati relativi alle donne under 45: in 6 anni si calcola un +28,6% di casi nella fascia d’età 25-44 anni».

Sono queste le cifre che hanno fatto sobbalzare chi da anni in Italia si occupa di epidemiologia del tumore della mammella.

Lo studio, pubblicato da Piscitelli P. et al. sul Journal of experimental and clinical cancer research 2009, 28:86, rigetta la validità dei dati relativi all’incidenza (ossia, il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno) forniti dal Ministero della salute perché frutto di stime statistiche. E propone invece un metodo basato sulla conta delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) relative a due tipi di intervento chirurgico, conservativo (quadrantectomie) e demolitivo (mastectomie). Approccio che porta gli autori a “contare” 47.200 nuovi casi nel 2005, contro i 37.300 del Ministero.

«Sono dati che non trovano alcun riscontro in quelli raccolti dalla rete dei Registri tumori» dice Eugenio Paci, segretario nazionale dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) «Secondo le nostre rilevazioni, infatti, tra il 2000 e il 2005 (la stessa finestra temporale considerata dallo studio in questione) non c’è stata alcuna variazione nell’incidenza del tumore della mammella tra le donne italiane di età compresa tra 0 e 84 anni che si è mantenuta stabile attorno alle 111 nuove diagnosi ogni 100.000 donne (tassi standardizzati per la popolazione Europea)».

Questa stabilità dell’incidenza del tumore nella popolazione globale delle donne è frutto di andamenti diversi nelle diverse fasce di età. «Nulla però che sia compatibile con i numeri riportati nell’articolo citato» osserva Paci. «Anzi, tra le donne più giovani, tra 25 e 44 anni (per le quali, secondo i ricercatori del Crom, si sarebbe registrato un incremento del 28,6% in sei anni), a noi risulta un decremento: -2% di nuovi casi nel 2005 rispetto al 2000».

«Comunque» spiega Paci «i dati dei Registri tumori italiani sugli andamenti temporali del cancro (la cui pubblicazione è prevista per ottobre), sono ottenuti con metodi molto più affidabili del semplice confronto fra il numero di casi raccolti in singoli anni e mostrano per la fascia d’età 0-44 anni, dal 1998 al 2005, un incremento percentuale dell’1% l’anno: dato del tutto incompatibile con quanto riportato da Piscitelli et al.». Ma perfettamente in linea con i dati osservati nel periodo dal 1998 al 2006 negli Stati Uniti dal SEER (fascia di età 0-49 anni: -0,6% annuo) e nei paesi del Nord Europa (fascia di età 0-49: +0,4% annuo ).

«Non si capisce perché gli autori dello studio non abbiano ritenuto di confrontarsi con i dati AIRTUM» nota Berrino, «visto che la rete dei Registri tumori è la fonte più valida per quanto concerne l’incidenza e gli andamenti delle malattie oncologiche».

«E considerato» aggiunge Paci, «che gli aggiornamenti forniti periodicamente dall’AIRTUM non si basano su dati stimati , ma sui casi “osservati”, quindi contati uno a uno da personale specializzato. Certo, la rete AIRTUM non copre tutto il territorio nazionale, ma riguarda più del 30% della popolazione della Penisola, ed è  largamente rappresentativa delle realtà del Centro e Nord Italia (www.registri-tumori.it)».

«Mentre a non essere rappresentativa della realtà è la conta delle SDO» obietta Berrino. E questo per diverse ragioni:

    nei primi anni Duemila in alcune regioni le SDO potevano ancora riportare informazioni incomplete e in qualche caso errate;

    non è possibile stabilire una relazione uno a uno tra SDO e numero di donne ammalate: nel caso di tumori bilaterali infatti si hanno due SDO, ma la paziente è una sola;

    nel 30% dei casi di tumore della mammella si verificano recidive dopo l’intervento: anche in questo caso, si hanno più SDO per una sola persona;

    nel caso di tumori benigni (es. carcinomi in situ), spesso si interviene chirurgicamente, ma questi tumori non sono conteggiati dai Registri tumori e non rientrano nel calcolo dell’incidenza.

Insomma, l’uso dello sole schede di dimissione ospedaliera non è l’approccio corretto per ottenere valutazioni affidabili. Come sottolinea Eugenio Paci: «Abbiamo più volte segnalato l’importante errore in cui si incorre con l’utilizzo di singoli flussi informativi come le SDO. Una recente valutazione in alcune aree coperte dai Registri italiani, presentata al Convegno AIRTUM di Siracusa dello scorso maggio, ha confermato i rilevanti errori di stima che derivano dall’uso dei soli dati di ricovero ospedaliero».

E’ per evitare questi errori che i Registri tumori incrociano diversi flussi informativi (oltre le SDO), inclusi i dati di anatomia patologica che, riportando tutte le caratteristiche morfologiche del caso di malattia, rappresentano un’informazione basilare per la valutazione della rilevanza oncologica di qualsiasi segnalazione e seguono procedure di codifica molto rigorose condivise a livello internazionale dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (www.iarc.fr). Procedure che assicurano che venga registrata solo la prima occorrenza del caso, e anche i casi che non sono stati sottoposti a intervento chirurgico.

Estensione dello screening alle donne più giovani

«Infine, per quanto riguarda l’estensione dello screening alle donne sotto i 50 anni di età auspicato dai ricercatori del Crom, la maggior parte degli studi internazionali ha documentato i limiti di un approccio basato sulla diagnosi precoce (tramite mammografia o altri strumenti) in donne giovani» aggiunge Paci. Che conclude: «L’offerta di un efficace screening mammografico alle donne in età 40-49, così come la necessaria assistenza alle donne ad alto rischio genetico, sono sicuramente questioni importanti e urgenti che hanno bisogno di investimenti e ricerca. Ma non li si renda più drammatici di quanto già non sono con numeri che non corrispondono per nulla all’effettivo andamento di una patologia così importante».

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