“Non mimose ma fatti” - di Anna Rita Pinto

In vista della Giornata internazionale dei diritti della donna che ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare

sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo, molti sono gli eventi e le attività in corso in questa settimana su tutto il territorio pugliese. Ne citiamo quattro degni di nota in corso l’8 marzo: 1. Acquaviva delle Fonti (Ba), sala delle feste- Palazzo De Mari: “Com'eri vestita?” Mostra denuncia contro la violenza sulle donne, visitabile dall’8 al 14 marzo; 2. Bisceglie (Bat), Sporting Club, presso il salotto Dell'Olio, a partire dalle 19:30: “Il mio canto libero”, evento artistico, tra teatro e musica; 3. Avetrana (Ta), Torrione del castello- centro storico, dalle 17:00 20:00 nei giorni feriali e 10:13:00 17:00 20:00 sabato e festivi: “Le Muse - Mostra Fotografica di Guido Harari” visitabile dall’ 8 Marzo all’1 maggio; 4. Bari, Stardust, ore 21:00: “Chi dice donna… dice danno” uno spettacolo di varietà sui pregi e difetti delle donne, il rapporto con il “sesso forte”.

Ma a parte gli eventi in corso, vorrei citare uno spettacolo importante e di grande spessore andato in scena ieri sera al teatro comunale di Mesagne: “Nilde mia” con la regia di Paola Leone e la magistrale interpretazione di Silvia Lodi, dedicato a tutte le donne che hanno avuto un ruolo importante nella storia del nostro Paese, esattamente come Nilde Iotti, la prima Presidente donna della Camera dei deputati, una delle figure femminili più importanti della storia italiana e della nascita della Costituzione. Una donna nata 100 anni fa della quale è stata ripercorsa la vita e soprattutto le molte battaglie di cui questa donna si fece fautrice come quelle per approvare la legge sul divorzio, la riforma del nuovo diritto di famiglia e quella a sostegno del riconoscimento della violenza carnale come crimine contro la persona e non contro la morale. Un racconto di una vita che oggi più che mai è un esempio di buona politica e di emancipazione e che ci ha fatto riflettere su quanto noi, donne di oggi, dotate di libertà, cultura e indipendenza economica, a differenza di quelle che hanno agito prima di noi, possiamo e dobbiamo ancora fare più di ieri. Perché se è vero che abbiamo ottenuto tanto, è anche vero che non è ancora abbastanza.

Basti pensare alle azioni intraprese dalla commissione pari opportunità, politiche di genere e diritti civili della città di Mesagne sulla questione della visibilità femminile, argomento dibattuto, soprattutto negli ultimi anni, in ogni settore. Nello specifico, la commissione di Mesagne insieme alle altre commissioni dei comuni di Brindisi, Ceglie Messapica, Cisternino, Francavilla Fontana e San Vito dei Normanni, è promotrice di un atto redatto e sottoscritto, per la creazione di una “rete di Comuni per la visibilità femminile”. Un documento formale che segna un passo tangibile di collaborazione tra le commissioni e i comuni che queste rappresentano, ai quali si chiede l’applicazione immediata di alcuni regolamenti sul tema per dare il via ad alcune buone prassi a sostegno della visibilità femminile: quella sulla toponomastica; sul linguaggio rispettoso della donna, non discriminatorio e inclusivo del femminile in tutti gli atti, che preveda l’uso di nomi collettivi che includano i generi; quello sull’attribuzione del doppio cognome, possibilità, ancora poco nota che ogni coppia ha facoltà di valutare, anche se è ancora vincolata alla volontà e al consenso del padre.

Stabilito ciò è chiaro che c’è ancora molto da fare, basti pensare che 3 donne su 10 hanno subito violenza; 200 milioni di donne in 30 stati di Asia e Africa hanno subito mutilazioni genitali; 22 milioni di ragazze sono già sposate con un uomo adulto; 496 milioni di donne nel mondo non sanno né leggere né scrivere; 1 donna su 2, a livello globale, ha un lavoro retribuito.

Quindi, quella dell’8 marzo, non chiamiamola festa ma commemorazione e a tal proposito concludo citando un pensiero espresso dallo scrittore mesagnese Giuseppe Summa: Ammiro le donne che non amano ricevere auguri e mimose l’otto marzo. Che poi, care donne, sappiatelo, la mimosa è anche detta mimosa pudica, perché sfiorando le foglie, queste si ritraggono come mosse da composta modestia. Quindi associare questo delicato fiore alla giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne è un ridicolo controsenso. Care amatissime donne, vi hanno concesso il diritto di una festa affibbiandovi un simbolo di debolezza, di remissività, di docilità che fa il pari con arrendevolezza e quindi subordinazione. La parità di genere non è una riserva indiana. Ribellatevi. Ma con amore”

Anna Rita Pinto

08.03.2023

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