3^ puntata - Sante Semeraro commemora Eugenio Santacesaria (di Domenico Urgesi)

Santo Semeraro, un cugino di Eugenio Santacesaria, era dovuto fuggire da Mesagne nel 1924,

perché era stato affrontato a colpi di pistola da una squadraccia fascista. In questo necrologio, egli afferma – fra l’altro – che fino alla sua fuga era il Segretario [oppure componente della segreteria] del PSI mesagnese; e che a lui subentrò Eugenio. E veniamo a sapere che Santacesaria, in Francia, lasciò il PSI massimalista nel 1934: “alla vigilia del Congresso di S. Ouen”, egli dice. Semeraro aggiunge, per noi che leggiamo oggi, che Eugenio era stato dirigente del Fronte Unico, fino a quel momento. E che “In questi ultimi anni aveva aderito al Partito comunista italiano nel quale copriva cariche di fiducia”. Quindi, ben prima che partisse per la Spagna. Inoltre – con una nota di sapore familiare – Semeraro evidenzia che Eugenio prima di partire per l’ultima Battaglia, era passato da casa sua a salutarlo.

Il necrologio è pubblicato in prima pagina, sull’Avanti! del 21 marzo 1937, allora stampato in Francia. Esso era l’organo del PSI massimalista, Partito saldamente diretto da Angelica Balabanoff, nel quale Semeraro era membro della Direzione Nazionale. L’omaggio di Semeraro (e con lui, di tutto il PSIm) è un po’ tardivo rispetto alla data di morte (il 12 febbraio). Ma vien da ipotizzare che il necrologio nel quale si ufficializzavano i dati anagrafici di Mario Carloni sia stato pubblicato più di un mese dopo, per motivi di sicurezza. Ed ecco ciò che scrive Santo Semeraro:

Gli eroi della libertà: Mario Carloni

Ci giunge la dolorosa notizia che in uno dei cruenti combattimenti svoltisi nei primi giorni della settimana scorsa a Jarama, nei pressi di Madrid, è caduto gloriosamente il compagno Mario Carloni.

Mario Carloni era il nome adottato dal compagno Eugenio Santacesaria per meglio sfuggire alle grinfie della reazione internazionale. Compagno molto conosciuto nell’ambiente antifascista all’estero.

Eugenio Santacesaria aveva appena 39 anni, dotato di una forte intelligenza e pur essendo in possesso della licenza tecnica preferì alla vita sedentaria del modesto impiegato quella dell’operaio elettricista, molto quotato e ricercato per le sue grandi capacità tecniche.

Venne al socialismo nel 1921 iscrivendosi alla sezione di Mesagne (Brindisi). Nel ’24, dopo la mia forzata partenza per l’estero, egli mi succedette alla segreteria di quella sezione. In occasione dei fatti dell’11 novembre 1924, che fecero della piccola cittadina di Mesagne il teatro di una aperta rivolta popolare, egli mancò di essere arrestato e tradotto dinanzi al Tribunale di Lecce, unitamente a 72 lavoratori e lavoratrici. Libero, Eugenio Santacesaria cooperò intensamente per la difesa dei forti lavoratori mesagnesi. Questa sua attività lo additò all’odio, alla rappresaglia ed alla persecuzione degli sgherri fascisti.

Perquisizioni domiciliari, fermi, chiamate alla polizia non si contarono. Avvertito a tempo da persona amica riuscì appena a sfuggire alle grinfie dei poliziotti che andavano a cercarlo per condurlo dinanzi alla commissione del confino, riuscendo a varcare la frontiera.

Si rifugiò a Cannes da dove – in seguito all’attentato di Juan Les Pins in piena agitazione Sacco Vanzetti – egli fu espulso dalla Francia per l’arbitrio di un poliziotto che a tutti i costi vedeva in lui un elemento di quell’attentato.

Da quel giorno s’inizio per il nostro Eugenio una lunga “via crucis”. Condotto alla frontiera belga si vide respinto dalla polizia di questo paese. Ma egli insistette e riuscì ad entrare nel Belgio. A Bruxelles, dove aveva eletto il suo nuovo domicilio, stette appena qualche mese poiché la polizia belga, basandosi sul rapporto di quella francese, non volle saperne di averlo nel suo territorio. Il pericoloso rivoluzionario fu condotto alla frontiera del piccolo Lussemburgo. Ad Esc-sur-Alzette, date le sue qualità di operaio elettricista trovò senz’altro lavoro. Contava potersi fissare ormai nel granducato e godersi un po’ di tranquillità. Non fu così. Il commissario di polizia si presentò al suo principale che lo aveva in molta stima e gli domandò se aveva alle sue dipendenze un operaio italiano a nome Eugenio Santacesaria. Rispondendo affermativamente, il principale aggiunse che era uno dei migliori operai e che contava di nominarlo capo cantiere. Il mustacciuto poliziotto gli intimò di licenziarlo senz’altro essendo stato segnalato come un elemento rivoluzionario pericoloso per la tranquillità pubblica.

Povero il nostro Eugenio, lui che non era capace di fare il minimo male nemmeno ad una mosca, tutto pieno di spirito di abnegazione e di solidarietà verso i compagni. Il proprietario dovette – suo malgrado – cedere all’intimazione del poliziotto ed Eugenio Santacesaria, espulso anche dal paese della cattolica granduchessa Carlotta, riprese il cammino della sua “via crucis”. Dove andare? Rientrò in Francia. Dopo aver vissuto sotto parecchi nomi, adottò definitivamente quello di Mario Carloni e col nome di Carloni egli sviluppò la sua attività nel partito e nell’ambiente antifascista qui all’estero.

Alla vigilia del Congresso di Saint-Ouen si mise fuori del partito per la posizione presa, insieme ad altri compagni, nei confronti del movimento di Fronte Unico, del quale fu membro del Comitato Nazionale.

Fece parte di una commissione operaia italiana che visitò la Russia. In questi ultimi anni aveva aderito al Partito comunista italiano nel quale copriva cariche di fiducia.

Arrestato e condannato per infrazione al decreto d’espulsione ha conosciuto per parecchie volte la prigione.

In questi ultimi mesi era riuscito, in seguito all’intervento della CGT, a sistemare la sua situazione di soggiorno.

Lo scoppio della rivoluzione in Spagna lo trovò impaziente a portare il suo contributo, lui che aveva tanto sofferto. Finalmente poté partire. Erano appena 24 giorni che era venuto a casa mia a salutarmi ed abbracciare la mia figliola che tanto amava giocare con lui. Una raffica di pallottole dei nemici della libertà gli ha squarciato il petto.

Eugenio Santacesaria è caduto come era suo sogno: combattendo.

Eugenio Santacesaria è caduto come sanno cadere i militanti di un ideale di libertà e di giustizia: da eroe.

Abbassiamo le nostre rosse bandiere, inchiniamoci sul suo corpo crivellato e dal suo eroico sacrificio cerchiamo di trarne noi tutti, e specialmente i giovani, esempio ed incitamento.

Sante Semeraro

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Subito sotto al necrologio, un trafiletto ci dice:

L’«Avanti» prende parte al lutto che la eroica morte del compagno Carloni arreca al movimento proletario dell’emigrazione italiana.

Da queste parole, possiamo comprendere l’alta considerazione nella quale era tenuto Eugenio Santacesaria nella sinistra socialista, pur essendo passato al PCd’Italia. Ma questi sono soltanto alcuni dei numerosi omaggi che gli antifascisti gli dedicarono. (continua)

(Domenico Urgesi)

 

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