Estate mesagnese: un programma culturale che vale quanto un menù turistico.

Ad un certo punto bisognerà capirci qualcosa. Bisognerà capire come mai, in questa stagione in bilico tra nembi minacciosi e ansia per le crisi globali, la giunta Scoditti allestisca, nel cartellone di MesagnEstate, una serata afflitta da ben tre sagre in contemporanea: orecchiette in un quartiere, polpette in un altro e mortadella (quindi una prelibatezza bolognese) ma, attenzione, abbinata al pane fatto in casa (specialità locale, allora) in un altro ancora.

Un programma culturale che vale quanto un menu turistico. Bisognerà capire perché la cultura sia così sguarnita in questo scorcio di consiliatura, perché cioè a quel capitolo di bilancio l'amministrazione comunale abbia riservato così poche risorse, ma anche perché quel denaro sia stato distribuito a pioggia, senza discrimine, senza intagliare un profilo – alto, possibilmente, ma certamente generalista – delle scelte di campo del centrosinistra.

Bisognerà ancora capire perché quel po' di passeggio rimasto nelle vie del centro storico – difficile quest'anno, data la scarsità e l'indolenza dei visitatori, poterla chiamare «movida» – debba necessariamente essere tormentato dai decibel ad alzo zero dei concerti disseminati qua e là, ancora una volta affidandone la selezione (con i limiti ed i rischi che ciò comporta) ai criteri di bar e ristoranti, ovvero alla pur legittima attività privata.

 

Poi, però, si dovrà capire come un chiosco (un chiosco, sì, del genere di quelli da cui i nonni una volta comperavano le «mentaghiaccio» ai nipotini) riesca a ritagliarsi uno spazio dignitoso, decoroso, improntato alla qualità ma a costo praticamente zero per i propri avventori, anche se in una zona malnata quale può essere quella di una delle spente periferie mesagnesi.

E' la volta del Chioschetto SeSò, struttura allocata a cavallo tra via Sandonaci e via San Pancrazio, nata da un'invenzione imprenditoriale di Mino Pasimeni (felicemente noto all'opinione pubblica locale per essere un pignolo esattore delle regole e della trasparenza dei comportamenti pubblici), della moglie Silvia Scalera e di suo cognato Massimo Solimeo.

Fin dal principio i due sembrano dannarsi per movimentare una zona tradizionalmente deserta, che è un po' il cavare sangue da una rapa: e sembrano riuscirci con una ricetta tanto semplice quanto ardita, escogitando, in una sorta di palingenesi del quartiere, occasioni di cultura. Così il loro cartellone, in realtà un cartello piccolo piccolo, diventa per la rifrazione degli specchi deformanti la lezione morale che il privato assesta al pubblico, l'esempio impartito dal grillo parlante al lucignolo di turno.

Da segnalare, per il prossimo martedì 29 luglio, il monologo “Trovata una sega!”, del brillante artista copertinese Antonello Taurino, molto apprezzato dalla critica specialistica e con all'attivo una lunga partecipazione alla trasmissione televisiva “Zelig off”. Taurino porterà nei verdi ambienti del Chioschetto SeSò l'affabulazione scritta attorno alla cosiddetta beffa dei falsi di Modigliani, episodio assurto agli onori della cronaca mondiale esattamente trent'anni addietro.

Fu quando un gruppo di 3 giovani goliardi, nell'estate del 1984, approfittando della leggenda secondo cui lo scultore e pittore livornese Amedeo Modigliani aveva gettato alcune delle sue celebri «teste» nel letto di un canale, realizzarono con strumenti di fortuna 3 sculture ad hoc, poi dragate e recuperate, scambiate per autentiche dal fior fiore dei critici d'arte italiani. I cittadini e, s'intende, anche gli amministratori sono invitati.

Giuseppe Florio

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