Grida forte che avrai ragione. (Homo videns)

Stiamo vivendo un periodo di vera confusione. La crisi economica sta cominciando a trasformarsi in crisi di identità. Il piccolo imprenditore veneto sta tornando ad essere quello che era negli anni ‘70: un operaio oppure un piccolo artigiano, che vivacchiava con l’impresa familiare. Negli anni ‘80 fece il salto verso l’imprenditoria, beneficiando del boom economico. Oggi scarseggiano i settori di sviluppo e la piccola imprenditoria soffre. Nel Veneto, come in Sicilia, come in Puglia. Nello stesso tempo, “la politica” stenta a trovare contatto con la realtà sociale; e stenta ad autoriformarsi. Così, gruppi di cittadini si auto-nominano “il popolo”.

La protesta contro la mala-politica si trasforma in protesta contro lo Stato, contro ogni Istituzione pubblica. Non si pensa più a ridurre la burocrazia, a correggere il malfunzionamento del “pubblico”; l’idea forte è quella di smantellare tutto: dalla Magistratura, a Equitalia, alle Province, alle Regioni, e così via. Un unico grido si fa strada. “tutti a casa!”.

In questa situazione, semplificata qui in poche righe, scarseggiano i maestri che possano farci chiarire le idee con semplicità. Alcuni li potremmo anche nominare, uno per tutti: Papa Francesco. Abbondano, invece, coloro che puntano ad intorbidare la situazione ancora di più. E costoro sopravanzano, occultano gli altri. Basta guardare il tempo che l’informazione televisiva dedica ai “buoni”, rispetto ai “cattivi”. Di gran lunga, questi ultimi superano i primi. Pare che l’informazione televisiva risponda ad un unico imperativo: trasformare tutto in un grande pettegolezzo. Se un avvenimento non si può tradurre in pettegolezzo, allora viene trascurato oppure marginalizzato.

Basta vedere il tempo che le TV dedicano alle sparate di questo o quell’altro agitatore; alle sparate di Grillo oppure di Salvini, oppure anche di Berlusconi; sono i personaggi che più facilmente sono traducibili in pettegolezzo, oppure in facili titoli dai giornalisti. Un paradigma sembra imperare, nel giornalismo attuale: le notizie più importanti non sono quelle che riguardano più persone, ma quelle che incuriosiscono più persone.

Facciamo un esempio. L’otto dicembre, si sono svolte le primarie del PD che, inaspettatamente, hanno visto la partecipazione di quasi tre milioni di persone. Il giorno prima, si sono svolte le primarie della Lega, che hanno visto la partecipazione di poco più di diecimila persone. Ebbene, l’attenzione dei giornalisti si è incentrata su quello che hanno detto – alla fine – i vincitori ed i vinti, non sui partecipanti, non sul successo dei tre milioni, non sul flop dei diecimila. Alla fine, ciò che resta è che Salvini ha detto che vivrà la Padania indipendente, e che Renzi ha cambiato il PD (ma forse no). Le idee hanno – alla fine – la stessa parità. Non fa niente che io sia sostenuto da 10 persone e tu da 10.000; per il giornalismo attuale le idee sono tutte uguali.

«E non è giusto così?» – direte voi.

Io penso che bisogna fare una distinzione fra il mondo delle idee; ed il mondo della politica.

1-Le idee espresse da me, singolo cittadino, su un tema di politica, di letteratura, o di costume, o di sport, hanno la stessa dignità delle idee espresse da un altro cittadino qualsiasi (purché non siano strumentali).

2-Ma le idee espresse da un leader politico hanno una diversa dignità a seconda delle persone che sostengono tale leader. Ripeto e sottolineo: i leader politici vanno visti, secondo me, come parte di un insieme che tende a regolare la società in un modo o nell’altro. I leader politici sono, in altre parole, la punta dell’iceberg (talvolta di un ghiacciolo) di un insieme di persone e gruppi sociali. E allora, se è così, non sarebbe meglio che i giornalisti si occupassero dell’insieme, anzi dei vari insiemi? del modo in cui si manifestano, come si organizzano, che cosa sognano? E dando ad ognuno di questi insiemi il loro peso reale?

Nulla di tutto questo. Non nei TG, non nei talk-show, se non in qualche raro caso. E sapete perché?

Perché fa audience la semplificazione, il pettegolezzo, la banalità. E audience significa pubblicità, ossia soldi. Anche i giornalisti del servizio pubblico rispondono a questo imperativo; e così le notizie ci vengono confezionate in modo da vendere, ossia di attrarre pubblico. E quanto più pubblico attraggono, più pubblicità veicolano. Ossia, le notizie confezionate così, fanno comodo alle Ditte che pagano la pubblicità: si potrebbe dire “notizie in forma di nutella”.

E così le proteste di questi giorni sono state viste come “il popolo dei forconi ”, “la marcia su Roma”, ecc. Pochi giornalisti hanno approfondito la realtà dei protestatari; chi erano, chi sono. Pochi hanno chiarito che i camionisti (la stragrande maggioranza) non c’entravano niente, che i commercianti sono stati le prime vittime delle proteste, che la maggioranza dei protestatari erano (sono) artigiani e piccoli imprenditori alle prese con INPS, IMU, e via discorrendo; scadenze ora difficili da rispettare, con un volume di affari ridotto. C’è qui uno dei nuclei forti della crisi economica (da indagare, illustrare), che si salda con i tanti operai alle prese con la disoccupazione. E, come sempre accade, alle giuste proteste si sono aggiunti personaggi estranei, come mafiosi ed evasori fiscali, che si sono messi a soffiare sul fuoco. Ma, queste notizie bisogna andare a cercarle con la lente d’ingrandimento.

Vorrei concludere queste poche riflessioni su un quadro già abbastanza fosco, ricordando una frase particolare: «se mi arrestano, scoppia la rivoluzione».

Chi l’ha detta? L’ha forse detta Helmut Kohl, l’ex cancelliere tedesco, quando fu processato per aver intascato finanziamenti illeciti? L’ha forse detta l’ex Presidente francese Jacques Chirac, che fu processato per interessi privati nell’esercizio delle sue funzioni? La disse forse Nixon, quando fu costretto a dimettersi da Presidente degli Stati Uniti?

No. Quella frase l’ha detta un leader politico italiano, ed anche con un largo seguito. Non sarebbe utile che i giornalisti ci informassero su come l’insieme dei seguaci di quel politico, ormai definitivamente condannato e decaduto, intendano fare la rivoluzione?

Nulla di tutto questo.

Ma questa frase, unica nel panorama europeo ed occidentale, mi riporta alla mente una lezione di filosofia, quella su Socrate.

Come racconta Platone nel dialogo del Critone, Socrate fu condannato a morte per le idee di libertà che professava nelle sue lezioni. Egli, pur convinto di essere stato condannato ingiustamente, rifiutò di fuggire dal carcere, come gli proposero i suoi discepoli. Essi avevano organizzato la sua evasione, corrompendo i carcerieri. Ma Socrate li rimproverò; e decise di non sfuggire alla sua condanna perché «è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla». Violare le leggi della Polis avrebbe significato togliere legittimità a qualsiasi atto umano, alla stessa convivenza civile. Un esempio da illustrare e approfondire, ma che pochi, nei giorni passati, hanno ricordato.

E allora: “grida forte, che avrai ragione!”; con tanti saluti per la convivenza civile.

Homo Videns

 

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