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La fera ti li ttantaculi, anno 2009

Fiera: cavalli in vendita
Fiera
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Ho trascorso la giornata di domenica (la terza di Novembre) cercando di scoprire quanto sia rimasto della “fera ti li ttantaculi” e devo dire di essere rimasto profondamente deluso perché ogni anno che passa, più che ‘na fera ci si ritrova in un mercato settimanale svolto nella giornata di domenica e non del mercoledì.

 

Ed anche il nome «la fiera del cappotto » che negli ultimi anni viene utilizzato appare improprio.

Non si vuole alimentare alcuna polemica ma probabilmente qualcosa si dovrebbe fare per mantenere quanto meno quel qualcosa che sia legato oltre che agli interessi di carattere economico anche alla tradizione.

Da molti anni la fiera si è ridotta ad un solo giorno (la domenica) a differenza di qualche anno fa quando l’appuntamento che si svolgeva in Piazza Gioberti e dintorni, prevedeva più giornate (almeno due) ed addirittura quattro, quando si svolgeva, negli anni cinquanta, nel centro storico.

Ed ormai il settore merceologico che maggiormente viene trattato è quello relativo all’abbigliamento con la totale soppressione di alcuni altri generi come la chincaglieria.

Non ci sono più venditori di pignati, mmili e taieddi e gli ultimi pignatari si sono visti un paio di anni fa alle spalle del campo sportivo e sono quasi scomparsi i venditori di piatti in ceramica e porcellana di seconda scelta. E quest’anno mancava anche il venditore di scapeci, generalmente presente nelle prime ore di mattina, alla fera ti l’animali, con i suoi due tini ricolmi di pupiddi di Avetrana, marinati e trattati con zafferano.

Gli unici a mantenere, nel tempo, abitudini, modalità di vendita e portamenti particolari sono i commercianti di cavalli; ancora presenti, nonostante gli anni: Anamanera, capo riconosciuto ed accettato, proveniente da Latiano della comunità degli “zingari”, chiamati così anche se da vari decenni sono integrati nel tessuto sociale dei paesi salentini. E nelle contrattazioni si è ancora risentito il parlare zingaresco. Panch, carmulucciu, sturmi (aggiornati all’Euro!!!)

Le trattative? ‘stanno amu fattu pariglia, l’annu ci veni ci campamu sapi Ddiu a ddo’ ni sbattunu!, diceva sconsolato nu’ massaru martinesi! sottolineando il fatto che quest’anno per la seconda volta la fera ti l’animali si è svolta nello stesso posto (Grutti)!

Forse non sarebbe inutile pensare in termini concreti alla Fiera, organizzando il futuro ma riproponendo il passato, la tradizione!

E lo strumento sarebbe un Ente fiera, al servizio degli interessi economici della nostra comunità e non certo un carrozzone per politici trombati (al di là delle norme regionali, al di là delle esperienze negative di un comune molto vicino a noi).

Stabilire le categorie merceologiche fuori dal burocratese, lasciare spazi liberi per venditori occasionali di sporti, cesti e di panari compenserebbe anche la presenza di etnie africane, sempre più numerose.

Sarà molto difficile ottenere questo ma forse, si restituirebbe la “fera” ad una dimensione più naturale ed umana.

E se ci fosse l’impegno della Pro-loco probabilmente avremmo maggiori motivi per riconsiderare il nostro passato come sintesi tra passato e presente.

 

Coca ti la matonna








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