mesagne.net

Monday, Sep 06th

Ultimo aggiornamento:04:26:37 PM GMT

Headlines:
Sei qui: Storia Locale Raccontare Mesagne Cenniri, cinisa e craunella. La recensione di un libro «sulle tracce del passato».

Cenniri, cinisa e craunella. La recensione di un libro «sulle tracce del passato».

Copertina di Cenniri, cinisa e craunella

 

Molte volte vengono svolti lavori interessanti attinenti le Tradizioni popolari, vengono anche pubblicati ma la comunicazione non riesce a raggiungere tutta la comunità interessata. E' il caso di Cenniri, cinisa e craunella, un volume pubblicato lo scorso mese di giugno dalla Scuola Media Maja Materdona per i tipi della casa editrice «Sulla rotta del sole» e che proponiamo con una interessante recensione firmata Federico Alessi.

 

Da alcuni anni si assiste a un continuo proliferare di pubblicazioni e saggi su argomenti che riguardano le tradizioni popolari o la riscoperta della civiltà contadina. Oramai seguire le tracce del proprio passato è diventata, ai giorni nostri, quasi una necessità da cui nasce un rinnovato interesse verso la storia locale.

L’oggetto di questo libro non è soltanto una raccolta di ricerche scolastiche o di indagini e interviste fatte ai nonni, come si potrebbe pensare a prima vista. Già lo stesso titolo, “Cènniri, cinisa e craunella”, ci porta indietro nel tempo, quando la vita quotidiana di un paese prettamente agricolo, come Mesagne, era scandita da momenti, voci ed azioni quasi rituali, che si ripetevano periodicamente e seguivano il ritmo delle stagioni e il tempo in generale.

Evocare un richiamo, quale era quello del carbonaio (lu craunaru) fa tornare alla memoria un passato lontano ormai scomparso, un mondo legato alla civiltà contadina, dove tutto era frutto dell’operosità costante e coscienziosa, dove l’onestà e la solidarietà erano regole di vita per tutti, dove il quotidiano non era un fatto personale, ma tutti si aiutavano l’un l’altro e i dolori e le gioie di ciascuno erano i dolori e le gioie di tutti.

‹‹Cènniri, cinisa e craunella›› gridava il carbonaio mentre percorreva le vie del paese nelle giornate d’inverno, e non solo. E al suo richiamo uscivano svelte svelte le donne a comprare per pochi soldi la cenere, da usare per il bucato, o la cinisa e la carbonella per alimentare il braciere di casa che, insieme al camino, rappresentava l’unica fonte di riscaldamento nelle lunghe sere d’inverno e attorno al quale donne e bambini si riunivano per continuare gli umili lavori di casa, tra una chiacchiera e nu cuntu.

Altri tempi - diremmo oggi -, ma non per questo meno degni di essere ricordati e fissati nella memoria a causa del ritmo veloce e vertiginoso della nostra epoca che tutto appiattisce e uniforma. E’ vero che l’invenzione della corrente elettrica ha portato alla scomparsa ti lu lampiunaru o che la diffusione dei media ha fatto scomparire lu banditori, ma non si è trattato di una semplice sostituzione di persone e mezzi, bensì della scomparsa di un mondo con in suoi pregi e difetti, un mondo sicuramente più umano e più a misura d’uomo rispetto a quello di oggi.

Ed ecco il vero scopo del lavoro svolto dagli alunni della Scuola Secondaria di 1° grado “Maia Materdona” di Mesagne: riflettere e far riflettere su questo passaggio veloce e irreversibile da un tipo tradizionale di vita e di cultura ad un tipo tecnologico, globalizzato del vivere moderno, senza però dimenticare le proprie radici, con la volontà di recuperare “ciò che si è stato” e guardare alle tradizioni con occhio diverso, come un patrimonio da salvaguardare e valorizzare.

Tornando al libro, gli argomenti trattati si sviluppano secondo un ordine logico ben preciso e dettato dallo stesso titolo. Si parla di luoghi, tradizioni, mestieri ormai scomparsi e diventati in senso metaforico “cenere”, che sopravvivono, ancora per poco, solo nella memoria di pochi anziani; basti pensare a lu conzalimmi, a la taula ti San Giuseppe e a lu fanoi, o al Convento delle Clarisse, abbattuto per farci una piazza. Altri luoghi invece possono essere paragonati alla “cinisa”: cenere calda che conserva ancora qualche favilla accesa che può riaccendere il fuoco; basta poco, come una favilla, per ricordare e valorizzare i tanti monumenti di Mesagne che stanno lì, incuranti del tempo, a testimoniare una storia gloriosa e ricca di momenti emblematici, riconducibili anche alla storia generale del Nostro Paese: la piazza ti lu Sitili; il Palazzo del Monte di pietà all’angolo di piazza Criscuolo, luoghi di vita sociale, politica e commerciale; le Porte della città, antiche e maestose; le Chiese, preziose e semplici ma pur sempre affascinanti. Ed infine la “craunella”: i pezzi di carbone usati per alimentare la brace e ravvivare il fuoco, che diventano per i ragazzi della “M. Materdona” i tanti mestieri praticati ancora da pochi artigiani o la tradizione delle fiere a Mesagne che possono portare alla valorizzazione delle risorse territoriali, diventando quindi una potenziale fonte di sviluppo economico e culturale.

Anche il dialetto, sacrificato per molto tempo alla modernizzazione e considerato ingiustamente espressione di miseria ed ignoranza, viene ampiamente rivalutato attraverso le tante poesie dei ragazzi. Esso diventa veicolo privilegiato tra passato e presente, mezzo per la trasmissione di saperi e tradizioni, in quanto riesce a comunicare sentimenti, conoscenze e valori di un mondo apparentemente perduto.

Lavori come questo fanno respirare un’atmosfera “diversa”, ridanno vita a cose che non esistono più , ma che continuano a vivere grazie alla scrittura, in lotta perenne contro il tempo, attraverso nu cuntu o una leggenda, un disegno coloratissimo o una foto in bianco e nero.


Federico Alessi

 

Scelta della Scuola Secondaria Superiore

LibriScuola Secondaria Superiore

 

Guida (.pdf)

Offerta formativa (.pdf)

Fonte: Provincia di Brindisi

VI Convegno Nazionale di Grafologia

Istituto di Grafologia Forense - MesagneISTITUTO DI
GRAFOLOGIA FORENSE

Via Gramsci 13
72023 Mesagne (Br)

VI CONVEGNO NAZIONALE
Castello Normanno-Svevo
Mesagne (Br) 3-4-5 settembre 2010
Programma e iscrizioni:
>>>