È doveroso rivolgere un appello a tutte le forze politiche, in procinto di varare un programma politico-amministrativo alla vigilia delle consultazioni elettorali
della prossima primavera e alle varie associazioni che operano sul territorio per tutelare la Città antica, affinché vengano «riaccesi i riflettori» su uno dei pochi motivi di orgoglio della comunità che, negli ultimi anni, ha dato lustro e notorietà all’intero centro ed ha rafforzato il senso di appartenenza alla nostra terra.
Rabbia e delusione, sono questi i sentimenti di molti mesagnesi per la scarsa attenzione che hanno avuto gli amministratori verso il centro storico. Spesso ma invano, negli ultimi tempi, ho «denunciato» l’approssimazione delle scelte politiche, l’inerzia e la freddezza che serpeggia sulle sorti del nostro centro storico. Così avanza il degrado, l’incuria e l’inciviltà, così avanza l’indifferenza verso l’orgoglio della comunità.
Isole pedonali puntualmente violate sotto gli occhi di tutti e per questo, basti vedere Via Geofilo, per capire come i segnali stradali fanno solo «bella mostra», martelli pneumatici che continuano a sfregiare le caratteristiche «cianche», escrementi di volatili che ricoprono sagrati e stradine perimetrali dei monumenti sacri, senza essere ripuliti periodicamente, Via castello e Piazza Orsini del Balzo «oltraggiate» dalla presenza costante di auto in sosta; segnaletica turistica evanescente; illuminazione che mette in risalto i monumenti più caratteristici, perennemente spenta, tesori archeologici e monumentali «occultati» o solo parzialmente fruibili, come la monumentale necropoli messapica di Via castello, la chiesa di Sant’Anna in Piazza Orsini del Balzo, il frantoio ipogeo di via Santacesarea, la chiesa del SS. Salvatore, ecc… .
Sono solo alcuni esempi che potrebbero essere gestiti con la normale amministrazione. Da ciò si denota la mancanza di sensibilità e di amor proprio dei nostri amministratori verso il Centro Storico che a ragione deve essere considerato «Bene comune».
Ricordiamo brevemente quel che era il vecchio agglomerato urbano, prima e subito dopo il dissesto idrogeologico del 1986 che portò allo spopolamento di gran parte delle sue vetuste casette e alla chiusura di tante piccole botteghe che qui costituivano un centro commerciale naturale.
Chi non ricorda la desolazione delle stradine chiuse e puntellate da travi di legno? Chi non rammenta il pericolo di crollo dei suoi monumenti simbolo, chiusi per interi decenni?
Gradirei ricordare ai più giovani che in quegli anni, c’era chi pensava che tutto sommato era più facile più chiudere il discorso in termini definitivi anziché recuperare il Centro Storico..
Cos’ è diventata, allora, l’antica terra per i mesagnesi, dopo la rinascita sociale, urbana e storico-culturale che sul finire degli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo l’hanno proiettata tra i borghi più tipici del Salento?
Il recupero di interi caseggiati, monumenti, aree archeologiche, palazzi, strade e vichi, piazze e corti, ha portato migliaia e migliaia di concittadini e turisti ad apprezzarne le caratteristiche e a rimanere entusiasti per l’ importanza della sua straordinaria stratificazione storica e per la particolarità dei suoi monumenti barocchi.
Si viene a visitare Mesagne non per vedere via Torre, piazza Gioberti o via Marconi ma perché si è attratti da un contesto urbano e storico-culturale particolare, ovvero, il suo centro storico, con Piazza Orsini del Balzo, il castello, il museo e le aree archeologiche, i templi barocchi, gli antichi vicinati di San Cipriano con via Geofilo, di San Cosimo con via degli Azzolino, di Sant’Anna, ecc.
Da qui si deve necessariamente ripartire, con l’obiettivo di allargare le maglie della riqualificazione urbana e della valorizzazione del suo patrimonio storico-artistico.
Il Centro storico va ripopolato e va sopratutto vissuto in tutti i suoi aspetti. Sono queste le condizioni per farne di esso, un unico grande contenitore culturale, completamente fruibile, capace di attrarre l’attenzione del turista che soggiorna nel Salento.
Mimmo Stella









Scuola Secondaria Superiore
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