Non si placa la delusione e la rabbia per il prelievo delle importanti stele japige operato dalla Soprintendenza Archeologica ai danni del Museo archeologico mesagnese.
Da qualche mese oramai i preziosi reperti sono stati sostituiti da calchi simili agli originali che nel frattempo sono stati sistemati nel Museo Nazionale di Egnazia.
“ Una scoperta di straordinaria importanza per l’intera area indigena salentina”.
Cosi’ gli studiosi dell’Universita’ di Lecce e della Soprintendenza Archeologica della Puglia definirono le stele di Mesagne.
Sul libro del Museo del territorio redatto dagli stessi studiosi, si legge:
“Sulla sommita’ della struttura muraria si ergevano, infatti, grandi stele in pietra con la raffigurazione a rilievo di elementi indicatori di rango e ruolo prestigiosi: carri trainati da cavalli e giavellotti (arma da combattimento o per la caccia a cavallo) anche associati in una stessa stele”.
In tutto il Salento ne sono state trovate solo pochissimi esemplari, una a Cavallino, una a Muro tenente, scoperta dall’archeologo latianese Christian Napolitano e ben tre nel centro storico di Mesagne.
Le stele iapige VIII VII sec. a. C., furono rinvenute tra via castello e vico Quercia, in quella straordinaria area archeologica (venuta alla luce tra il 1997 e il 2000) che avrebbe dovuto raccontare la storia millenaria di una antica Citta’ a continuita’ di vita nel cuore del Salento.
Una stratificazione storica composta dai resti di un’antica muraglia, strade preromane, numerosi pithoi, ovvero grandi vasi che contenevano all’interno sepolture di bambini, un’area cultuale ellenistica, una monumentale necropoli messapica e tanto altro ancora.
La stessa Soprintendenza Archeologica della Puglia, non manco’ di sottolineare, le potenzialita’ di fruizione pubblica della stessa area, uniche in centro urbano del Salento.
Oggi purtroppo la stessa area è stata lasciata desolatamente e colpevolmente abbandonata dalla nostra comunità che non ha saputo e voluto mai valorizzarla, contribuendo a renderla illeggibile e non fruibile ai visitatori.
Non vi e’ dubbio che il prelievo delle stele sia stato regolamentato da una legge dello stato ma si sarebbe dovuto cercare un accordo o una convenzione con la Soprintendenza che tutelasse e valorizzasse gli importanti reperti nelle sale museali del castello.
Se la città riuscirà sapientemente a recuperare lo straordinario contesto storico – archeologico – urbano, racchiuso tra via castello, vico Quercia e Piazza Orsini del Balzo, sarà custode di uno scrigno d’arte e di storia, patrimonio dell’intera comunità salentina e anche per la Soprintendenza Archeologica della Puglia, sarà più difficile “depredare” importanti reperti che valorizzano le periferie della cultura.
Mimmo Stella
10 marzo 2010










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