Ieri sera (11 settembre 2010) Franco Scoditti ha commemorato, a Francavilla Fontana, in occasione della 71 Fiera Nazionale dell'Ascensione, l'avv. Samuele De Guido, illustre concittadino scomparso circa 35 anni fa.
Ne riportiamo integralmente il contributo:
Sindaco, Autorità tutte, Signore e Signori,
permettetemi, anzitutto di ringraziare il Commissario dell’Ente Fiera di Francavilla Fontana, Prof. Donato De Carolis, per avermi concesso l’onore di commemorare la figura dell’illustre Grand’Ufficiale della Repubblica Avv. Samuele De Guido, uomo di grandi ideali politici e sociali. E ringrazio la famiglia qui presente che ha convenuto nella indicazione della mia modesta persona, famiglia che saluto ed omaggio, a partire dalla consorte, Ill.ma Sig.ra Vittoria ed i figli Leonardo, Nicola e Mario ai quali mi lega una sincera amicizia alimentata negli anni dalla condivisione di valori, di ideali, di analogo sentire in ordine ai grandi temi civili e sociali con i quali il nostro vivere si confronta quotidianamente.
E consentitemi di esternare la mia grande emozione nel ricordare l’avv. De Guido che ha avuto un ruolo determinante nell’indirizzare il percorso della mia vita professionale e, di conseguenza, della mia vita sociale e familiare.
Parafrasando un celebre libro di Pablo Neruda dal titolo “Confesso che ho vissuto” possiamo ben dire, nello scorrere il camminamento della Sua vita, che Samuele De Guido ha vissuto pienamente la Sua vita.
Nasce a Mesagne il 10 agosto 1917. Sin da giovanissimo, animato da una grande fede religiosa, alterna l’impegno negli studi – nei quali si distingue per il lodevole profitto sin al conseguimento della Laurea in Giurisprudenza – con la frequentazione dei movimenti di Azione Cattolica.
Assolve al dovere di difendere la Patria nella II° Guerra Mondiale e viene arruolato nell’Arma del Genio Telegrafisti.
La firma dell’armistizio (l’8 settembre 1943) lo coglie nei Balcani, e precisamente in Montenegro, dove operava in qualità di Sottotenente della 103^ comp. Telegrafisti del XIV Corpo d’Armata.
Come egli stesso annota in una relazione inviata ad un organo militare, nella quale testualmente riporta “Determinatosi il caos completo, in seguito all’armistizio, per l’incertezza, la fuga e l’arrendevolezza della quasi totalità dei capi; sopraffatta qualsiasi nostra resistenza da parte del nemico, che già aveva preso il sopravvento sui nostri reparti, già disorganizzati ed isolati”, venne fatto prigioniero ed inviato in Germania sino a Meppen, ai confini della Germania con l’Olanda. Dopo una breve permanenza in quel luogo, rifiutata sdegnosamente qualsiasi forma di attività collaborazionistica con i tedeschi, viene inviato in Polonia, al campo di Biala-Podlaska, a circa 200 km. Ad est di Varsavia, dove rimase prigioniero sino al 24 marzo 1944, data in cui il campo fu evacuato, per il ritmo accelerato dell’avanzata russa, e trasferito al campo di Norimberga.
Nel frattempo, a causa della durezza del trattamento, della rigidità del clima, dell’insufficienza assoluta del cibo e del vestiario, si ammalò di pleurite essudativa, riducendosi il suo peso normale che era di 75 kg. a 48 kg.
Ricoverato in una delle baracche riservate agli ammalati, mercè l‘aiuto, l’interessamento fraterno e di solidarietà umana del cappellano e del medico, nel luglio del ’44, venne barellato e condotto sul convoglio che riportava in Italia tutti gli ammalati tubercolotici.
Giunti in Italia, e precisamente a Milano, territorio ancora occupato dai tedeschi, nonostante le precarie condizioni di salute, riuscì a fuggire ed arrivare a Varese dove fu ospitato da intimi amici i quali si prodigarono per le cure e premure del caso.
Nel novembre ’44, ristabilitosi dalla malattia, sente il dovere di partecipare attivamente alla lotta di liberazione ed inizia l’attività clandestina facendo parte della Brigata “Gasperini” e, al contempo, si adopera, con altri militanti di ispirazione cattolica, per fondare la Democrazia Cristiana di Varese.
Dopo la liberazione, nel giugno del ’45, avuto il permesso del Comando Alleato, dopo un viaggio di dieci giorni, riabbraccia i suoi familiari in Mesagne.
Finita la guerra, ripresa la vita civile del Paese, Samuele De Guido, parallelamente con l’inizio della sua vita professionale, avvertendo forte quei nobili sentimenti di passione civile che già lo avevano condotto a partecipare alla lotta di liberazione, ed animato dalla volontà di contribuire in maniera sempre più diretta alla rinascita civile, sociale ed economica del Paese, intraprende l’attività politica e viene subito eletto segretario della sezione della Democrazia Cristiana di Mesagne e componente del Comitato Provinciale.
In quel Partito ha ricoperto vari incarichi, sino alla nomina di Segretario Provinciale nel 1958, carica ricoperta fino alla Sua dipartita, e poi di componente del Comitato Regionale, di Vice segretario regionale e di responsabile del dipartimento organizzativo.
Ma il ruolo primario, determinante, incisivo, che ha concretizzato e messo in atto i suoi principi, i suoi ideali, l’Avv. De Guido lo ha sviluppato negli incarichi ricoperti nella pubblica amministrazione e negli Enti di gestione, dove ha potuto operare avendo sempre come riferimento, come Stella Cometa, egli da uomo di profonda fede religiosa, la dottrina sociale della Chiesa, sulla quale si era formato e da cui traeva ispirazione.
E’ stato consigliere ed assessore al Comune di Mesagne;
Presidente dell’Ospedale Civile di Mesagne;
Presidente del Consorzio del Porto e dell’Area di Sviluppo Industriale di Brindisi per oltre un decennio;
Presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Brindisi;
Vice Presidente della Cassa di Risparmio di Puglia;
Componente del Consiglio di Amministrazione della Fime (Finanziaria Meridionale) per la Cassa per il Mezzogiorno.
Incarichi ai quali venne chiamato, pur in presenza di altre eminenti figure professionali e uomini politici di valore, soprattutto perché venivano riconosciuti in Lui sperimentati meriti nelle materie giuridiche ed economiche, oltre che grandissima capacità di mediazione politica, estremamente utile e necessaria per contemperare le varie esigenze del mondo produttivo e del mondo del lavoro, in un periodo di elevata espansione economica ed al contempo di grande conflittualità sociale. Per ciascuno degli incarichi ricoperti, nessuno, nemmeno tra i suoi più agguerriti avversari politici, può mettere in dubbio che egli lo abbia svolto con autentico e profondo spirito di servizio, giammai come pura e semplice gestione del potere finalizzata agli interessi di parte, men che mai per obiettivi personali, cercando di traguardare principalmente lo sviluppo sociale, civile, economico e culturale della Sua Terra.
Innumerevoli sono le testimonianze concrete della Sua opera.
Insieme con il compianto Sen. Perrino, è stato l’artefice, negli anni ’60 e ’70, dell’elevata qualificazione sanitaria del territorio brindisino. L’Ospedale di Mesagne, sotto la Sua impareggiabile gestione, raggiunse traguardi impensati di eccellenza sanitaria, tutt’ora vivi nel ricordo di quanti hanno avuto modi di fruire delle prestazioni ivi erogate, non solo per i mesagnesi, ma per gran parte dei cittadini della Provincia di Brindisi, oltre che fuori provincia.
Come Presidente del Consorzio del Porto e dell’Area di Sviluppo Industriale, ha svolto un ruolo decisivo nell’espansione delle attività commerciali e turistiche del porto di Brindisi e nel favorire l’insediamento di numerose industrie, con tutte le immaginabili positive ricadute in termici economici e sociali.
Come Presidente della Camera di Commercio, valgono le parole espresse subito dopo la Sua scomparsa dal Presidente dell’Unioncamere riportate dalla rivista “Economia Brindisina”: “Tutti lo ricordano instancabile e tenace, pronto a recepire qualunque istanza, sempre disponibile a mediare in tutte le situazioni difficili. E’ stato un uomo di grande fede, geniale, coerente fino alla morte.
Ha sempre creduto nella società dinamica in cui viviamo; ruolo primario ha la funzione liberatrice della cultura; infatti ha sempre avuto la certezza che la crescita civile del Mezzogiorno si potesse realizzare solo attraverso la partecipazione diretta, la sofferenza, il genio creatore delle nostre popolazioni e non, come egli ha rilevato, “abbandonandosi al miraggio di un processo di industrializzazione alienante creato solo con interventi dall’alto”. Le benemerenze di De Guido, Presidente della Camera di Commercio di Brindisi, sono ben note a chi ha avuto con Lui consuetudine di rapporti ed anche chi ha potuto concretamente avvalersi delle realizzazioni da Lui impostate e condotte a termine.
Tra le tante iniziative e attività (continua il Presidente dell’Unioncamere) preme sottolineare gli interventi diretti alla valorizzazione dei prodotti della provincia soprattutto nel settore agricolo, ed inoltre quelli per l’espansione industriale della zona e per la diffusione dei prodotti artigianali. Il Suo impegno, inoltre, si è profuso in seno al Consiglio dell’Unione ed in seno alla Commissione di studio per il credito e la finanza, nell’esame attento ed attivo dei vari e complessi problemi inerenti alla riforma istituzionale degli enti camerali ed alle questioni specifiche relative agli stessi istituti ed al loro ruolo in materia creditizia e finanziaria”.
Ho citato prima la rivista “Economia Brindisina”. Fu l’Avv. De Guido, quale Presidente della Camera di Commercio, a volere fortissimamente che tale rivista vedesse la luce, quale periodico bimestrale. Non solo come organo prezioso per testimoniare scopi, finalità e programmi dell’Ente Camerale, ma soprattutto come terreno di dibattito, canale di ricezione e di trasmissione delle istanze degli operatori economici, per spronarli a costruire e produrre, anche nel rischio, nella consapevolezza che i problemi del Sud dovevano in questa terra trovare la loro soluzione, senza aspettare passivamente – come è stato prima citato, interventi dall’alto.
(Rifermento personale: rapporto con i giovani)
(Politica come attività di servizio verso le esigenze sociali – elezioni politiche del 1972)
Possiamo ben dire – quindi – che Samuele De Guido è stato non solo testimone, ma un grande protagonista positivo del Suo tempo, che tanto rilievo ha avuto nella vita politica e civile della nostra provincia.
Non può che esprimersi, quindi, grande apprezzamento per questa iniziativa dell’Ente Fiera di Francavilla Fontana, a quasi trentacinque anni dalla Sua dipartita (a soli 58 anni d’età) che tanti di noi hanno avvertito come un freno a mano tirato su un treno che procedeva a grande velocità. E purtroppo, il prosieguo ci ha confermato che quel treno non è stato più capace di riprendere la velocità che aveva nel momento in cui era stato fermato.
Come Sindaco della Città che ha dato alla luce Samuele De Guido e nella quale egli ha vissuto, mi impegno a mettere in atto ogni utile iniziativa per celebrarne la memoria ed approfondire il ruolo che Egli ha avuto nella vita sociale di Mesagne e della Provincia di Brindisi. Lo merita per ciò che ha dato, lo merita la Sua famiglia.
Oggi sta ai responsabili politici e a quanti ricoprono incarichi istituzionali ai vari livelli ritrovare le stesse ispirazioni ideali di Samuele De Guido ed operando come egli fece possiamo contribuire a rilanciare le sorti delle nostre comunità. Grazie










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