L’Osservatorio Sindacale Provinciale della Polizia di Stato, composto dalle Segreterie Provinciali del SIULP del SAP e del SILP per la CGIL di Brindisi questa sera, cogliendo l’occasione della gradita visita in questo territorio del Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini, hanno voluto prospettare il disagio della categoria in un momento particolarmente delicato sul versante della sicurezza come quello che si stanno vivendo tutti i cittadini nell'intera Provincia. Lo ha fatto con la lettera che di seguito riportiamo integralmente e che è indirizzata, per conoscenza, anche al Prefetto Prete, al Questore Terribile ed alle Segreterie Nazionali di SIULP, SAP e SILP per la CGIL. Egregio Presidente, nel darLe il benvenuto in questo territorio a nome di tutti i colleghi che dall’Osservatorio Sindacale Provinciale della Polizia di Stato sono e si sentono rappresentati, abbiamo colto l’occasione della Sua gradita visita nel Salento per prospettarLe il disagio della categoria – purtroppo comune ad altre realtà nazionali. Nella provincia di Brindisi persiste una cronica carenza di organico del personale della Polizia di Stato e soprattutto, è forte l’allarme sociale che l’intera comunità sta vivendo per i quotidiani episodi criminosi che hanno visto da un paio d’anni una netta recrudescenza della malavita organizzata e della c.d. criminalità comune. Omicidi, rapine cruente, sequestri di intere famiglie a scopo di rapina, estorsioni, gravi atti intimidatori e dinamitardi perpetrati, altresì, in danno di colleghi in servizio nei Commissariati decentrati, hanno la responsabilità di aver fatto aumentare nell’intera popolazione l’insicurezza percepita oltre che aver contribuito a far perdere sensibilmente la fiducia nei confronti delle Istituzioni e delle stesse forze di polizia, ai cui operatori, che conducono le indagini con con sacrificio personale e abnegazione, e ai giudici che le coordinano, devono essere riconosciuti i meriti dei successi ottenuti nella lotta alla criminalità con la cattura di pericolosi latitanti e con le confische dei patrimoni mafiosi. Tutto questo, nonostante, a più riprese, si iniettano vere e proprie “fleboclisi di sicurezza” attraverso la costante e continua presenza nelle scuole e nelle università, nelle aziende, nei rapporti con gli enti locali e con la proficua collaborazione delle associazioni e organizzazioni di categoria presenti sull’intero territorio. Analoga preoccupazione, sull’evolversi delle dinamiche criminali, è stata più volte espressa da autorevoli e qualificati magistrati antimafia impegnati in prima linea, i quali hanno messo e continuano a mettere in guardia, su come la SCU sia ancora un “fenomeno” vivo e vegeto e di quanto esso sia stato sottovalutato negli ambienti politici. Le organizzazioni malavitose non nascono certamente dal nulla, ma sono frutto di determinate condizioni ambientali, economiche e di degrado sociale. Prendendo in prestito le parole del pensiero espresso dal Presidente della Corte d’Appello di Lecce nella relazione di apertura dell’anno giudiziario, “nel nostro territorio sta prendendo piede una criminalità organizzata tendente sempre più a mascherarsi dietro ad attività imprenditoriali lecite”. Non si può pensare di perseguire e risolvere il problema con i nostri organici (quelli della Polizia di Stato), che è doveroso precisare, sono sempre quelli stilati nel lontano 1989 dai quali venne attinto il personale per istituire il Commissariato di P.S. di Mesagne e mai reintegrato. Così come mai avvicendati, sono stati i poliziotti andati in quiescenza negli ultimi quattro anni; senza l’inserimento negli organici di giovani non c’è trasferimento di conoscenza con conseguente abbandono irreversibile del territorio e demotivazione di chi quotidianamente cerca di garantire il servizio. Le carenze di risorse umane e strumentali, non più sostenibili a causa anche delle notevoli incombenze ricadenti “sull’operatore di polizia”, provenienti dalle esigenze della moderna società, in posti come la Questura di Brindisi, in cui l’età media degli operatori della sicurezza è ormai vicina alla soglia dei cinquant’anni, potrebbero pregiudicare il riconoscimento dei benefici previsti dall’ultimo Accordo Nazionale Quadro (art.12) ai dipendenti con determinati requisiti che chiedono l’esonero delle attività nei turni serali e notturni esterni. Non di poco conto è il perdurare degli episodi di violenza e i tentativi di fuga degli stranieri ospiti nel Centro di Restinco, unico esempio sull’intero territorio nazionale a configurare due diversi modelli: CARA e CIE (accoglienza da un lato e detenzione amministrativa dall’altro), la cui diversificata destinazione richiede strutture e servizi più specifici, accurati ed attenti. Oltre a non avere la presenza sul posto degli organi deputati al controllo logistico della struttura; allo scopo di fronteggiare le esigenze di ordine pubblico ormai sempre più frequenti, si è costretti a distogliere le Volanti dal controllo del territorio, le pattuglie presenti di Squadra Mobile e Digos, le pattuglie di altre forze di polizia e ad attingere dal personale degli uffici, i cui compiti non sono certo di minor delicatezza e tempestività nel dovere di trattazione. Questo quando i disordini avvengono di giorno o in orari in cui è possibile reperire poliziotti negli uffici. Quando invece avviene di notte? Allora si è costretti a chiamare i colleghi reperibili da casa ( tenendo conto che l’istituto della reperibilità è stato ridotto al lumicino con un taglio di circa il 70%). Non di rado, l’evolversi degli episodi di violenza all’interno del Centro, comporta un’assenza totale di presidi sul territorio. Proprio per questa esigua presenza di personale in loco, le scriventi OO.SS. sono state da stimolo verso le locali Autorità Provinciali di Pubblica Sicurezza affinché agissero celermente per la richiesta di rinforzi esterni da destinare, almeno, alla vigilanza del Centro. Abbiamo avuto modo di costatare, purtroppo, che l’invio di personale con uno specifico addestramento psico-fisico adeguato a sostenere situazioni di diretto contatto (Reparto Mobile), non avviene in modo continuo, per non dire che non avviene affatto. Tutto questo, tradotto in parole semplici, significa “arretramento della sicurezza di prevenzione”. I Sindacati di Polizia della provincia di Brindisi SIULP, SAP e SILP per la CGIL, riuniti in Osservatorio, ripongono massima fiducia verso i progetti e le pianificazioni che il Dicastero dell’Interno vorrà intraprendere nell’immediato futuro per la tutela della sicurezza pubblica e per il contrasto alla criminalità di tutto il nostro territorio. Peraltro, ben consci del particolare momento storico-politico ed economico, confidiamo sulla sensibilità verso le donne e gli uomini delle forze dell’ordine e del loro instancabile operato, che in più occasioni ha contraddistinto la Sua persona, affinché sia latore, nelle sedi opportune, della profonda e seria preoccupazione espressa dall’intera categoria. Pertanto, atteso il contesto sociale in cui quotidianamente si è chiamati ad operare riteniamo sia ormai necessario un adeguamento delle risorse umane e strumentali, auspicando una riqualificazione del livello attribuito alla locale questura. L’occasione è gradita per esprimerLe stima e porgerLe i nostri più cordiali saluti.
SIULP - Domenico Conte
SAP - Francesco Pulli
SILP per la CGIL - Marcello Capodieci
Osservatorio sindacale di polizia con una lettera a Fini chiede maggiori risorse.





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