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Psicologia dell’emergenza: esperienza Abruzzo.

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Terremoto

Un evento catastrofico improvviso, come ad esempio un terremoto, è in grado di influire in maniera devastante nella vita di chi ne rimane colpito.

 

“Svegliarsi all’improvviso, nel cuore della notte e cercare la via più breve per uscire”… “Scendere le scale di corsa e rendersi conto che ogni scalino che fai ti crolla dietro”… “Non riuscire a vedere la fine, sentire solo odore di gas, sentire solo l’acqua che esce dai tubi”… “Mettersi in salvo”… queste sono alcune frasi dei racconti dei superstiti del terremoto di l’Aquila.

Appare evidente che sia impossibile dimenticare l’esperienza del soccorso alla popolazione dell’Abruzzo, non solo perché ti trovi a “operare” in una situazione che ti tocca nel profondo ma anche perché il legame che si stabilisce sia con gli abitanti del posto che con i soccorritori è così forte che la voglia di ritornare a trovare chi ha vissuto con te quell’esperienza, è più forte di ogni cosa.

Ma uno psicologo che cosa può fare di fronte a situazioni che hanno creato morte, distruzione, disturbi di natura psicologica di vario genere, perdita della propria identità e dei legami familiari?

In primo luogo si deve tener presente che per psicologia dell’emergenza si intende una disciplina che si occupa di studiare e di fornire strumenti utili per attuare interventi a livello individuale, di gruppo e soprattutto comunitari, perché se è vero che si deve fornire supporto alle singole vittime, il lavoro più grande è senza dubbio quello di riuscire a tenere unita una comunità, nelle sue abitudini, nei suoi ritmi ecc. Il lavoro da fare è tanto, e non solo con chi ha subito con le perdite più grandi ma anche con i soccorritori che molte volte si ritrovano a soffrire con gli abitanti del posto sopratutto al momento del ritorno a casa.

Riuscire a scindere gli interventi da attuare ai soccorritori con quelli da mettere in atto con la popolazione ma questo non è sempre semplice, anche perché molte volte i soccorritori non sono sufficientemente preparati ad affrontare queste situazioni.

Ritornando a ciò che concerne il supporto alle vittime del terremoto si deve tener presente che le persone, sia che conducono la loro vita quotidiana o che, come è accaduto in Abruzzo si siano viste distruggere un’intera vita, hanno dei bisogni, che appunto cambiano a seconda delle situazione che stanno vivendo; questo il motivo per cui ogni emergenza viene suddivisa in più fase, in linea con la scala dei bisogni di Maslow.

L’intervento rivolto alla popolazione civile è strutturato in tre fasi: le prime due fasi sono specifiche del contesto dell’emergenza,iniziano nel momento dell’evento e si protraggono per circa tre mesi. In queste fasi gli interventi sono di aiuto, accoglienza, emergenza e riordino. La terza fase, dal terzo mese circa alla ristabilizzazione si basa su interventi mirati alla possibilità di ritornare a condurre una vita normale, che molte volte non esiste più a causa della perdita degli affetti, degli oggetti quotidiani ecc che però fanno parte della tua identità.

Facendo parte di un associazione di volontariato mi sono sempre interessata di Psicologia dell’Emergenza, anche se fino all’esperienza dell’Abruzzo era una passione e niente più…

La vita al campo è qualcosa che varia molto a seconda di dove ti trovi, a me non piace molto il termine tendopoli perché sembra un ammasso di tende senza senso, ma vi assicuro che non è così: ci sono campi in cui la vita ha ripreso i suoi ritmi, in cui lo spirito della comunità è ancora vivo, mentre ci sono campi in cui la comunità si è spezzata ulteriormente, infatti erano presenti problemi di varia natura anche prima del terremoto.

Gli interventi che venivano attuati erano stati diversi a seconda delle fasi: in un primo momento, nelle ore successive al sisma, la cosa più importante era quella di montare le tende, le cucine, i bagni, far pervenire gli aiuti, soccorrere chi era rimasto ferito e trovare i dispersi… il compito più ingrato per noi psicologi, il riconoscimento salme, con tutte le dinamiche che il lutto si porta dietro.

Dopo questa prima fase di assestamento è stato necessario dare ai campi un volto di città, quindi dare un nome alle vie dove erano le tende, dividere i compiti all’interno del campo ecc. e soprattutto garantire un minimo di attività che gli facessero sentire nel loro paese: realizzazione della scuola per i bambini, attività ludiche, centri per gli anziani, perché non ci dimentichiamo che la maggior parte di persone che facevano parte dei piccoli paesi del circondario aquilano erano anziani e a dispetto di quanto si possa credere avevano una visione più reale e ottimistica dell’accaduto, io credo perché la maggior parte di loro era già passato attraverso la guerra.

Le attività da progettare erano comunque molte, anche perché dovevano rispettare l’unicità comunitaria di ogni piccolo paese. Il lavoro in un’altra fase successiva è stato quello di gettare i ponti per interventi che potessero protrarsi nel tempo: ad esempio la possibilità di creare dei centri di ascolto e aiuto, gestiti dagli psicologi del posto, affinchè il lavoro da noi iniziato potesse avere una continuità; parlando con le persone, anche se di diversa età, quello che loro volevano era il ritorno alla normalità, alle loro certezze, volevano riavere le loro vite.

Durante la permanenza nel campo venivano fatti colloqui, sia su segnalazione delle altre forze presenti, sia su “appuntamento”, sia in maniera spontanea, ed erano i più veri e quelli che alla fine ti facevano capire ciò che le persone volevano veramente: ritornare a vivere.

Solo avendo vissuto con loro ti rendi conto che puoi aver letto libri, riviste, articoli, giornali ecc su queste catastrofi ma solo quando ci ti ritrovi nel mezzo ti rendi conto che quello che vedi in televisione è solo una minima parte della realtà, che ci sono persone che pur avendo perso la casa e tutti i loro beni hanno voluto festeggiare il loro patrono perché non essendo morto nessuno si sentivano dei miracolati, c’è solo da imparare!

Eva Bogani

Scelta della Scuola Secondaria Superiore

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Fonte: Provincia di Brindisi

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