E' il 17 agosto ed io devo necessariamente depositare alla Cancelleria del Tribunale una pubblicazione di testamento. So già che non sarà facile, le strade sono un concerto di "chiuso per ferie" scritto nelle maniere più varie: col disegnino tipico dell'ombrellone oppure con caratteri neri e severi, senza fronzoli; su cartellini piccoli che neanche li vedi, oppure grossi quanto un segnale stradale. Sia le attività commerciali che gli studi professionali sono in vacanza, figuriamoci cosa troverò ...anzi non troverò in Tribunale, il luogo che in agosto è sicuramente il più abbandonato e deserto d'Italia.
Arrivo al parcheggio ed un po' mi rincuoro; non c'è il vuoto assoluto, un numero discreto di autoveicoli staziona sulla landa assolata. All'ingresso del Tribunale il controllo della Polizia è accurato come sempre; e come sempre c'è qualcosa che fa irritare il metal detector che lancia subito l'allarme. Dopo aver rovesciato inutilmente sul tavolo il contenuto di borsa, tasche e cartella, scopriamo che la causa del suono sono i miei sandaletti capresi addobbati da mille "sciuquaglie" (orpelli, fronzoli...) di materiale vario.
Come sono cambiati (in peggio) anche i ciabattini capresi! Erano così sobri e stilè i sandali dei tempi d'oro di Jaqueline Kennedy e della bellissima Consuelo Crespi.
Finalmente accedo all'interno del Palazzo e subito si smorza l'ottimismo iniziale: sono chiusi sia il bar che il tabaccaio, segno che non ci sarà traccia alcuna degli abituali frequentatori del luogo, ossia gli avvocati.
Un avvocato, infatti, è innanzitutto carta da bollo e caffè.
Mi affaccio all'uscio dell'unica stanza aperta (è l'ufficio notifiche) dove provo a depositare il mio testamentuccio. L'addetta, piuttosto brusca, mi contesta - giustamente - che non è da lei che devo depositare l'atto, ma dal cancelliere. "Quale ?" le chiedo - "che ne so, uno qualsiasi " - "Bene, ma dove lo trovo? " "Salga e se lo cerchi".
Bisogna capirla: è lì da sola, senza neanche il conforto di un bar, come potrebbe essere anche gentile?
Inizio la salita e mi fermo al primo piano. Non c'è un'anima; tutte porte chiuse ed un silenzio totale.
Arrivo al secondo: stessa situazione.
Comincio ad avvertire un certo disagio; tutto questo vuoto mi rende ansiosa. L'ansia, unita al fiatone dopo tante scale (non se ne parla proprio di prendere l'ascensore: se si blocca chi mi salva?), diventa proprio panico quando arrivo al terzo piano. Ora infatti non ho più tanta paura di essere sola, quanto di incontrare qualcuno.
E se da una porta chiusa sbucasse all'improvviso un malintenzionato? Un rapinatore, uno scippatore, un serial Killer...
C'è poco da ridere, oramai le cose succedono proprio così, come in "Law & Order" o in "Senza Traccia" di cui, ahimè, sono spettatrice accanita. Stranamente mi rilassano. Ora però penso che avrei fatto meglio ad ascoltare i pistolotti di Santoro o a seguire i documentari magistrali di Piero Angela piuttosto che appassionarmi alle vicende dei delinquenti d'oltreoceano; adesso forse non starei così in tensione. Cerco di darmi coraggio; in fondo gli strangolamenti nei polizieschi americani avvengono sempre nei parcheggi seminterrati, non sulle scale tra il terzo ed il quarto piano.
Mi dò della sciocca e mi impongo di non pensare più a Law & Order.
Ma perchè ora mi viene in mente Ugo Betti ed il suo "Corruzione al Palazzo di Giustizia"? Mannaggia! In quel dramma si parla di un cadavere ritrovato all'interno di un Tribunale.
La paura così diventa doppia: posso indifferentemente ritrovare un cadavere oppure incontrare il serial Killer e diventarlo io.
"Ahhh...". L'urlo mi viene fuori dalle visceri nell'udire all'improvviso una voce dietro le mie spalle.
"Cosa cerca? Posso aiutarla?"
Mi giro: un signore dall'aria normale e bonaria, senza il ghigno dell'assassino e neanche il cappuccio del rapinatore, improvvisamente materializzatosi nel corridoio, mi chiede cosa cerco.
"Un.....un cancelliere" rispondo balbettando.
"E' nella stanza in fondo al corridoio, ultima porta a destra".
Dio sia lodato, non è un malintenzionato ed è anche gentile. Raggiungo l'ufficio indicato e trovo finalmente un cancelliere, vivo per di più.
Prende l'atto, mi guarda sornione e poi fa: "niente ferie, eh?"
Senti chi parla, mi verrebbe da dire. Tu stai qui esposto ad ogni tipo di criminalità (vera, temuta, immaginaria, ecc... ) e prendi in giro me? Ma non dico niente, sorrido e mi precipito giù, per i quattro piani, raggiungendo il calore confortante dei 38 gradi della mia macchina.
Tutto ridiventa normale, anche le mie pulsazioni. Riecco i cartelli con gli ombrelloni, le saracinesche abbassate, i passanti in bermuda.
Che giorno è oggi? Ah si, mercoledì. Allora stasera su SKY c'è Poirot. Benissimo, me lo godrò tutto, fino all'ultimo.... omicidio.






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