Luoghi, spazi, ambienti della letteratura, sia quando fanno da sfondo a una narrazione, sia quando sono il luogo fisico dell’elaborazione, costituiscono un elemento decisivo ed essenziale di un’opera letteraria.“Quel che succede dipende da dove succede”, anche quando è casuale e spesso dimenticato, o anche sconosciuto ai più. E’ il caso di una produzione letteraria di Raffaele La Capria, il notissimo scrittore e sceneggiatore, compagno di studi di Giorgio Napolitano e marito dell’attrice Ilaria Occhini, autore tra gli altri di un romanzo innovativo come “Ferito a morte”, Premio Strega ’61, e sceneggiatore di un film capolavoro come “Le mani sulla città”. Ebbene, il primo testo che ha dato origine alla possente produzione di La Capria, intitolato “Una lettera del ‘43”, è stato scritto a Mesagne e più precisamente a Castel Acquaro. Nella campagna mesagnese, definita Zona d’Operazioni anche se distante molte miglia dalle linee nemiche, l’universitario La Capria arriva nell’aprile del ’43, come caporal maggiore al seguito del 52° Battaglione d’Istruzione che ha il compito di fermare eventuali sbarchi di paracadutisti anglo-americani. Assieme a lui si trova anche Antonio Ghirelli, in seguito grande giornalista e capo ufficio stampa del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. I due vivono non troppo bene l’esperienza militare: sembra di stare nel “Deserto dei Tartari”, dopo lunghe marce con le armi sulle spalle, nelle polverose strade della pianura assolata, la sera, dopo il silenzio traducono “I nutrimenti terrestri” dello scrittore francese Andrè Gide. Durante una marcia La Capria tira fuori un libricino di Cechov e lo legge camminando, come un prete col breviario. Il colonnello interrompe la marcia, requisisce tutti gli zaini e molti libri finiscono in un falò. In un uliveto sotto la tenda, a lume di candela, scrive “Una lettera del ‘43” che farà parte del libro “False partenze”, è la prima produzione letterario-saggistica che sarà pubblicata però 30 anni dopo presso Bompiani. Nello scritto emerge il quadro preveggente delle pulsioni e degli atteggiamenti futuri dell’uomo e dello scrittore: la distinzione tra uomoe personaggio, tra coloro che intendono la vita come un romanzo di formazione e quelli che vogliono essere visibili ora. Così tra chi si appoggia su certezze e valori e chi in ogni momento deve inventarsi chi è, lo scrittore mantiene la contraddizione e i dubbi, se non avesse una ragazza a cui pensare, gli sembrerebbe di essere un piccolo pianeta sospeso in un giro solitario che si ripete eguale. Ecco, all’origine, due delle figure principali dell’immaginazione lacapriana: la circolarità e lo sdoppiamento. L’intrigante scoperta dell’origine pugliese nel percorso letterario dello scrittore è dovuta all’Associazione culturale 101 guidata da Antonio Campana, che si riunisce settimanalmente presso la libreria “la Carica dei 101” per la lettura di testi letterari e poetici.Sarebbe forse l’occasione per un approfondimento, se possibile con lo stesso La Capria, tuttora molto attivo nonostante i suoi quasi 90 anni. A gennaio infatti è prevista l’uscita di un suo libro “Nuotando in superficie”, raccolta dei suoi articoli sul “Corriere della Sera”.
Giovanni Galeone






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