Quando ero ragazza la televisione non era quel che è oggi.
A parte che sarebbero stati inimmaginabili "reality" e nefandezze simili, si dedicava ampio spazio alla cultura, alla lirica e soprattutto alla prosa. Non solo con l'allestimento, effettuato proprio per il piccolo schermo, di tante commedie (Giacosa, De Benedetti, Eduardo...), ma anche con quel riadattamento di classici della letteratura che diede vita al fenomeno conosciuto poi come "romanzo sceneggiato", i cui padri nobili furono Anton Giulio Majano e Sandro Bolchi. Non mi vergogno a dire che ho scoperto "I fratelli Karamazov" prima in TV e poi sulle pagine scritte da Dostoevskij; nè che quando studiavo "I Promessi Sposi" vedevo la monaca di Monza con il volto intenso e affascinante di Lea Massari. Questa massa di tragedie, farse, sceneggiati, col passar degli anni, dev'essersi collocata in qualche angolo recondito della mia mente; un po' come facciamo oggi con i documenti che conserviamo attraverso il computer: creiamo un file e lì raccogliamo quel che ci interessa, catalogandolo con ordine.
La differenza sta appunto in questo: nella nostra mente non c'è l'ordine, la catalogazione che offre il PC. Da quel "sito", inoltre, non si può fuggire; l'argomento torna se lo si richiama. I ricordi, invece, vengono fuori improvvisamente, senza che si abbia "coscientemente" pigiato qualche tasto per evocarli.
La storia che sto per narrare (a sua volta raccontata a me da una cliente venuta allo studio per preparare una denuncia di successione) ha avuto proprio questa capacità: farmi tornare alla mente una commedia di Pedro Calderòn de la Barca, trasmessa nel periodo d'oro della prosa in TV, e mai più rivista, il cui titolo più o meno suonava così: "Casa a due porte mal si guarda".
Dunque, ci sono tre sorelle che vivono in una grande casa del paese dove ho la sede; la casa è una costruzione molto antica, molto tipica, con tutte le caratteristiche delle abitazioni delle famiglie aristocratiche di un secolo fa. Le volte dei soffitti altissime, "a stella" o a "botte", come dicono qui; salotti e salottini con splendidi e scomodi divani inizio '900, ricoperti di lucido damasco a righe o di morbido velluto fiorato. La stanza da pranzo con la "cristalliera". Ricordate questo mobile? era quello dove si conservavano i servizi più preziosi, i cristalli e gli argenti (ma allora si diceva "l'argenteria"), ed anche le bomboniere delle persone di famiglia.
Le tre sorelle sono più che anziane: hanno rispettivamente 87, 89 e 91 anni. Non si sono mai sposate. I salotti non hanno mai ospitato feste; i bicchieri non sono mai usciti dalla cristalliera per un brindisi speciale; non ci sono bomboniere a testimoniare momenti felici. Hanno speso la loro vita l'una per l'altra e basta.
L'antivigilia di Natale una delle tre muore improvvisamente.
La situazione che si presenta agli occhi di una loro pronipote, molto cara a tutte, è doppiamente tragica. Si, perchè la mente di una delle vecchine, col passare degli anni, è regredita ai tempi passati, della giovinezza, se non dell'infanzia. Lei ora è in attesa del Natale e, con esso, degli auguri e dei regali di amici e nipoti. Come si fa a dirle che non ci sarà alcun Natale da festeggiare perchè è scomparsa la sorella? Non riuscirebbe, a 91 anni, a sopportare una cosa simile, ne morirebbe. Ed è qui che la mia cliente dimostra una forza d'animo ed una inventiva eccezionali: forte del fatto che la casa ha due ingressi, uno, solenne, sulla piazza, l'altro, più defilato, in un vicoletto, allestisce, in quattro e quattr'otto, due scene grandiose sul palcoscenico della vita: la veglia funebre alle spoglie della zia defunta nella parte della casa servita dall'ingresso principale; l'atmosfera natalizia col presepe e i dolcetti con le mandorle nell'altra ala, cui si può accedere dall'ingresso secondario. Lei stessa, compostamente vestita di nero, si raccoglie e prega accanto ai resti della zia scomparsa; dopo un po', ricoprendo le gramaglie con uno scialle rosso fuoco, passa nell'altra zona per dividere auguri e regali con la prozia tornata bambina. E così, fino al momento dei funerali. I parenti ed i visitatori, opportunamente avvertiti, vanno anch'essi prima a portare l'ultimo saluto alla defunta, passando dalla porta principale; poi il panettone alla superstite, infilando quella secondaria.
Un'alternanza folle di lutto e festa, gioia e tristezza, materialismo e spiritualità, vita e morte.
Non ricordo più cosa raccontasse la commedia di Calderòn de la Barca, ma sono sicura che la vicenda narrata non potrà eguagliare quella effettivamente vissuta.
Lavinia Vacca










Scuola Secondaria Superiore
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