I Episodio
"Buona sera signorina, sono il notaio Vacca, posso parlare con l'avvocato, per cortesia?"
"Mi spiace, notaio, non posso passarglielo: l'avvocato è in riunione".
La risposta sussiegosa della segretaria mi spiazza completamente.
"IN RIUNIONE". Rivedo mentalmente lo studio dell'avvocato in questione: c'è una stanza di, più o meno, diciotto metri quadri che funge da sala d'attesa, archivio e ufficio della segretaria e poi c'è il suo di ufficio, notevolmente più piccolo della prima stanza, dove coesistono, piuttosto stipati, una scrivania, un computer, una piccola libreria, l'avvocato che è di stazza notevole, la sua poltrona e due sedie.
Insisto - "Scusi signorina, lei forse vuole dire che l'avvocato è occupato con qualche suo assistito; non potrebbe, per favore, interromperlo solo un attimo? Devo comunicargli l'esito d'una visura cui lui teneva molto".
La risposta di miss Della Street del Salento è ugualmente sussiegosa, ma decisamente meno cortese. "No; le ho già detto che l'avvocato è in riunione". Accidenti. Questa qui, anzi di sicuro il suo datore di lavoro, dev'essere un appassionato di polizieschi americani e soprattutto dei film tratti dai romanzi di Grisham. E' lì infatti che gli avvocati sono sempre in riunione; solo che in quei racconti si parla di studi extragalattici, composti da decine di avvocati associati i quali si riuniscono davvero per discutere delle cause di milioni di dollari affidate loro da clienti adeguatamente danarosi.
Non è espressione nostra, o almeno del nostro Sud fatto di piccole cose e di piccoli studi, l'immagine statunitense della "riunione". L'avvocato cui ho telefonato mi ha fatto venire in mente Willie Gingrich, altrimenti detto "Willie Intrallazzo", protagonista del bellissimo film di Billy Wilder "Non per soldi ma per denaro". Willie, interpretato alla sua maniera da Walter Matthau, era titolare d'uno scalcinatissimo studio d'avvocato privo anche di una segretaria, ubicato nello stesso palazzo dove si trovava uno studio legale potentissimo, composto da svariati avvocati col nome "in ditta". Willie viveva di espedienti, aveva pochissimi clienti e cercava sempre, ma senza successo, di raggirare chiunque. Il soprannome glielo avevano dato i suoi colleghi (... i peggiori sono sempre i colleghi, vero?) consapevoli del suo modo di lavorare. Orbene, quando Willie Intrallazzo telefonava ai suoi titolati simili usava dire "Pronto? studio Porter, Newman & Ross? (NDR i nomi sono di fantasia, non ricordo quelli esatti) qui parla Gingrich, Gingrich & Gingrich"...
Tale e quale all'avvocaticchio che fa dire di essere in "riunione".
II Episodio
Sto prendendo il caffè nel baretto sotto il mio studio. Ad uno dei tavoli, due anziani contadini discutono, commentando le notizie riportate dalla "Gazzetta del Mezzogiorno".
"Ma perchè ce l'hanno con Berlusconi per 'sta storia della macchina?" chiede uno.
"Quale macchina?" risponde l'altro
"La Ford no?"
"La Ford?"
"Si, la Ford Escort: che c'è di male ad avere una Escort? Ce l'ha anche mio figlio ed è sempre andata bene"
"No.... ma che hai capito? La Escort di Berlusconi non è una macchina"
"Ah no? ...e cos'è allora?
"Vedi... per escort si intende una... come dire? una ragazza allegra ecco, ma che non fa tante storie!"
"Una fruscula? (NDR espressione brindisina per indicare appunto donna di facili costumi)
"Ecco, bravo, una fruscula"
"Vuoi dire che mio figlio ha una Ford fruscula?"
"Ma no, che c'entra?"
"Madonna del Carmine, ma perchè la Ford chiama le macchine con delle brutte parole"
"Ma... non è proprio così..."
"Sai per caso che significa Mondeo?..."
III Episodio
Altro ambiente, altre persone, uguali espressioni decorate a stelle e strisce. Sono in un grande negozio di abbigliamento per dare un'occhiata curiosa ai nuovi arrivi, ma appena entrata mi si pone davanti una graziosa fanciulla che mi recita tutto d'un fiato: "Salve, sono Samantha, come posso aiutarla?"
"Facendo silenzio e togliendoti dai piedi" mi verrebbe spontaneo dire "e poi lo vedo bene che ti chiami Samantha, hai tanto di cartellino sul petto"...
Invece rispondo educatamente che non mi occorre nulla, sto solo dando un'occhiata agli abiti. Devo avere, però, le sembianze di una potenziale mariuola, perchè Samantha non molla e mi segue passo passo, anzi manichino per manichino. Sto per sbottare e farle notare che non mi sembra delicato starmi così alle costole come fossi una ladra quando, senza rendermene conto, finisco in un altro reparto del negozio evidentemente fuori dalla giurisdizione del mastino-Samantha, perchè compare subito un'altra graziosa ragazza, abbigliata come la prima, che recita la stessa battuta: "Salve sono Elena, che cosa posso fare per lei?"
Ma dove le trovano? Al Call Center? Dove sono finite le nostre vecchie commesse che sussurravano "Desidera signora?" e senza declinare le proprie generalità
"Che cosa posso fare per lei?" "Come posso aiutarla?" espressioni mutuate dai film americani, come "fare sesso" anziché il nostro meno crudo (...forse un po' più bugiardo?) "fare l'amore".
E' da tempo ormai che l'italiano viene soppiantato dall'inglese per indicare migliaia di cose. Ora addirittura anche quando usiamo la nostra lingua non stiamo parlando italiano, ma solo traducendo, come i doppiatori, il linguaggio americano.
Ma ne vale davvero la pena?
Lavinia Vacca










Scuola Secondaria Superiore
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