In questi giorni ho riletto “Mussolini” dello storico inglese D. M. Smith. Durante la lettura un forte senso di indignazione ha scosso il mio animo. Credo che questo sentire colpisca ogni persona se si cimenta con la suddetta lettura. Qui di seguito riporto alcune valutazioni dello storico, riguardanti il dittatore italiano.
D.M. Smith - Mussolini - C.E. Rizzoli
- La sua speciale abilità consisteva nel raccogliere, a casaccio, le idee che si adattavano al pregiudizio o all’esigenza tattica del momento, e che con la stessa facilità venivano abbandonate una volta che la loro utilità era cessata.
- Amava scandalizzare la gente con i modi anticonformistici ed il linguaggio volgare.
- -Inventare di sana pianta una storia senza risvegliare il minimo sospetto nel lettore.
- Il nocciolo essenziale della sua propaganda era l’idea che la politica parlamentare fosse una perdita di tempo.
- Era sicuramente sensibile alle tentazioni del potere e dimostrò più volte che per ottenere il potere era disposto ad adattare i suoi principi
- La proprietà del Popolo di Italia gli fornì il trampolino di lancio nella politica nazionale.
- Era preoccupato della tattica e non delle idee
- Era preso sempre dal desiderio di far colpo e di vestire tutti i panni per piacere ad ognuno.
- Era di rado presemi te alle sedute della Camera rifiutava qualsiasi familiarità con gli altri deputati.
- I diplomatici stranieri si fecero un’idea cattiva della sua serietà. Qualcuno lo giudicò un assurdo ometto da non prendere sul serio e chi lo giudicò un attore cinematografico di secondo ordine
- adE. Hemingway gli apparve più interessato ai giornali che non alla discussione che si tenevano nella Camera.
- I membri della delegazione italiana scoprirono che egli ignorava le tecniche basilari della diplomazia; nel negoziare mirava sempre al coup de theatre.
- Abilissimo nel semplificare e volgarizzare le grandi questioni e n nell’ignorare ogni vincolo di coerenza. Il giornalismo contribuì a farlo eccellente in quel tipo di politica populistica verso cui era istintivamente attratto. Esse lo portarono al successo come uomo politico, anche se fecero di lui un cattivo statista.
Nella campagna elettorale del 1924 fece ricorso alla pratica usuale di promettere prodighe elargizioni; promesse di cui in futuro non risentirà più parlare
- Dichiarò sempre che il suo regime era sopra la legge e che non “si fa processare se non dalla storia":
- La fede era più utile del cervello. Nel partito non doveva esserci più posto alle critiche né per le correnti, ma soltanto una disciplina rigorosa imposta dall’alto una disciplina non formale ma “religiosa”
- Descritto da un suo stretto collaboratore come persona che possedeva “ una meravigliosa attitudine a rappresentare le parti più diverse e contraddittorie una dopo l’altra
- Un giorno diceva che la tal cosa è bianca; l’indomani affermava che è nera.
- Si considerava il principale statista d’Europa e aveva messo il suo enorme intelletto al servizio del popolo. La sua persona doveva essere pertanto sacra ed inviolabile.
- I ministri e i gerarchi si rendevano conto che il loro futuro era legato al suo. Senza di lui essi non erano nulla.
- Il ministero degli Esteri veniva amministrato come se fosse un ministero della propaganda.
- Si riconosceva la sua abilità nel manipolare la folla. “Uno deve sempre sapere colpire l’immaginazione popolare. Il segreto del governare sta tutto qui.
- Detestava gli uomini di carattere e di cultura che avessero abbastanza coraggio da dissentire da lui.
- Quando si denunciava la disonestà dei gerarchi preferiva ignorare l’accusa.
- La dottrina del fascismo era giudicata dagli st4anieri un caos di contraddizioni, tenuto insieme dal bisogno di conservare il potere e quindi non un corpus da prendere sul serio.
- Dovunque andasse era circondato da poliziotti. Quanto costasse questo servizio di vigilanza non sappiamo. Era protetto da un cordone sanitario che lo escludeva dal contatto col mondo ordinario
- Il partito era in effetti privato della sua indipendenza e di ogni facoltà di iniziativa: il suo compito era di alienarsi, applaudire ed obbedire
- Il fascismo faceva emergere gli indesiderabili, gli uomini senza principi, gli opportunisti, gli imbroglioni e i prepotenti.
- Tutti sapevano che il migliore passaporto per far carriera consisteva nel sorpassare il vicino in servile adulazione.
- I ministri erano perfettamente e soddisfatti di considerarsi dei soldati il cui dovere era di ubbidire agli ordini e lo consideravano una persona che non sbagliava mai.
- La rivoluzione fascista “deve incidere sul costume degli Italiani. I quali bisogna che imparino ad essere meno simpatici, per diventare duri, implacabili, odiosi. In altre parole padroni. Avessero più carattere e non cervello qualche volta si spinse ad azzardare che ci voleva meno istruzione, gli analfabeti erano più coraggiosi dei dotti. Cioè padroni. Avessero più carattere e meno cervello qualche volta si spinse ad azzardare che cui voleva meno istruzione, gli analfabeti erano più coraggiosi dei dotti.
- Preferiva circondarsi di folle plaudenti e di cortigiani ammiranti sì da avere sicurezza che la sua autorità non era intaccata.
- La sua scelta degli uomini cadeva sistematicamente sui mediocri e sugli adulatori
Ebbene mi chiedo:
- Come mai gli uomini sentono il bisogno di rivolgersi ad un capo per la soluzione di urgenti problemi di ordine economico, politico e sociale?
- Il bisogno del “capo”non è forse un’abnegazione del proprio io, una svendita della propria libertà e della propria capacità di agire e di scegliere?
- Affidarsi totalmente al “capo” senza averne saggiato le capacità, le intenzioni e suoi meccanismi inconsci nonché le sue perversioni, i danni irrevocabili che può provocare alla comunità non è forse la rinuncia individuale alla propria capacità d di decidere al principio fondamentale del nostro essere, cioè alla propria dignità?
- E’ forse la storia maestra vitae. No. Se nel corso della storia mondiale in modo ricorrente nel passato e nel presente si sono succeduti “capi” (basta citare Caligola, Nerone, Hitler, Stalin, Mussolini), che ha reso il loro paese un deserto, hanno ucciso, torturato, imprigionato tanta gente
- Fromm giustamente parla di fuga dalla libertà attraverso alcune vie di fughe: quali il conformismo e la sottomissione.
Alunne considerazioni:
- Tutti i “capi” hanno le stesse tendenze comportamentali: sono violenti, intolleranti, vendicativi, noncuranti del bene comune: Preferiscono la guerra alla pace e non tengono in nessun conto la cultura e disprezzano gli intellettuali.
- Tuttora nel mondo ci sono e ci saranno “capi” di tale fatta. Purtroppo anche nella nostra Europa.
- - Per individuarli basta paragonare i comportamenti di siffatti presunti “statisti” con quelli tracciati da Smith per Mussolini
Quale potrebbe essere lo strumento adatto per evitare che siffatti “ capi” occupino la scena della storia"
La democrazia, che è un sistema che oltre a creare le condizioni economiche, politiche, sociali e culturali per il pieno sviluppo dell’individuo, è uno stile di vita e dispone di giusti antidoti contro le degenerazioni politiche della scelta del capo.
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Anno Nuovo 2011
Saturday, May 19th
Ultimo aggiornamento:12:27:04 PM GMT
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