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La rinunzia "parziale" all'eredità. Un altro sprazzo di vita raccontato da Lavinia Vacca

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Non ti pago

Le tre donne, madre e due figlie, entrano nella mia stanza scortate dall'avvocato. I volti accigliati e scuri rivelano subito la tensione che c'è tra loro. Sono tutte e tre vestite di nero, ma è un nero molto diverso; quello della madre, cinquant'anni scarsi,portati molto male, è il colore del lutto, quello che faceva carico anni fa alle donne che avevano perso una persona di famiglia.

Una gonna senza tempo, senza forma, che qualunque donna di mezz'età del sud, che non segue la moda, avrà nel suo armadio ed una giacchetta rimediata al bisogno in uno dei tanti mercati . Il nero delle figlie è invece quello di tendenza: pantaloni a vita bassa con maglietta, che non riesce a coprire la "ciambella di salvataggio" che racchiude i fianchi, per una; gonna corta stretch con maglioncino, ornato sul davanti dal nome della marca a caratteri brillanti, per l'altra.

Anche l'avvocato è una donna, ma una donna tutta particolare. Tanto per cominciare non veste mai di nero; è sui quarant'anni, ha un caschetto di capelli castani e due occhi veramente turchesi.

Ed è una peste.

Come può essere peste un ragazzino (o una ragazzina) terribile.

Lei ha sempre voglia di scherzare; tra l'altro è dotata di un umorismo sottile, che non sempre è compreso da tutti, infatti, del caso di cui vi sto parlando, non fu capito affatto.

Le tre donne erano venute da me per la rinuncia all'eredità relitta del rispettivo marito e padre che un bel giorno le aveva piantate in asso, lasciandole alle prese con una discreta serie di guai, tutti da lui realizzati, e se ne era andato a vivere in Toscana dove - pare - avesse continuato a far danni. Ecco perchè, consigliate dall'avvocato, avevano deciso di rinunciare ad un'eredità totalmente passiva.Non conoscevo i motivi di contrasto tra le donne (più che altro, tra la madre e le figlie), nè riuscivo ad intuirli.

Prima di leggere l'atto, diedi corso alle informazioni e alle richieste di rito.

"Siete sicure di non aver compiuto alcun atto che comporti accettazione?"

"No, no - risposero in coro - non abbiamo accettato nulla".

"Ricordatevi che la rinuncia è totale - continuai - non potete accettare una cosa e respingerne altre, non esiste la rinuncia parziale all'eredità"

A quel punto la madre osservò: "Se anche ci fosse stato qualcosa di valore in quest'eredità - e di sicuro non c'è - non l'avrei voluto lo stesso. Non voglio niente di quel mascalzone".

Il volto delle figlie da scuro che era divenne cupissimo.

"Pensate, avvocato, - continuò la madre rivolgendosi al legale - non lo vedevo da anni e la settimana scorsa me lo sono sognato. E dire che non mi era mai successo prima. L'ho sognato e mi ha dato dei numeri. Beh... da non crederci: li ho giocati ed ho vinto quattrocento euro. Alla faccia sua!"

"Eh, no, signora, mi dispiace - è l'incredibile risposta dell'avvocato, serissima peraltro - non ha sentito il notaio? Lei ora non può fare la rinuncia all'eredità - Ha già compiuto un atto che comporta accettazione - Non è vero, notaio?" Stupidamente, non valutando le conseguenze del gioco (e soprattutto non rendendomi conto che le persone coinvolte erano totalmente prive di senso dell'umorismo) rispondo "Certo, avvocato, è risaputo che i numeri dati in sogno dalla persona deceduta fanno parte dell'eredità; se uno li gioca, l'accetta tutta".

Non l'avessi mai detto: mi resi subito conto dello sconquasso provocato. Il volto della madre sbiancò; le due figlie saltarono su discettando sulla impossibilità della genitrice a rinunciare (cosa di cui sembravano, non ho capito perchè, notevolmente soddisfatte).

Lanciai all'avvocato uno sguardo di fuoco; lei conosceva le capacità intellettive delle sue clienti, avrebbe dovuto valutare le conseguenze prima di parlare. Per nulla turbata la "peste" iniziò, a spiegare alle tre donne che aveva scherzato... anzi purtroppo che avevamo scherzato, che anche la mamma poteva rinunciare validamente, che nessun codice faceva rientrare i numeri del lotto nella massa ereditaria.

Niente, le due figlie in "total black trendy" continuavano a strepitare. Mi venne così in mente una commedia, diciamo minore, di Eduardo De Filippo dove si parla appunto di numeri e di buonanime. Il protagonista è il titolare di un Banco Lotto che ha un impiegato antipatico e fortunatissimo al gioco. Una notte l'impiegato, che è andato a vivere in una casa precedentemente abitata dal suo datore di lavoro, sogna il defunto padre del suo titolare che gli dà quattro numeri. Li gioca e realizza una vincita colossale. Il proprietario del Banco Lotto, però, si rifiuta di pagargli la vincita (la commedia s'intitola appunto "Non ti pago") perchè ritiene che essa sia sua. I numeri sono stati, infatti, forniti da suo padre il quale, non sapendo del cambio di residenza, era apparso in sogno a quello che credeva suo figlio, nella loro vecchia casa di abitazione.

Ma quella era una commedia; possibile mai che nella vita vera qualcuno possa far dipendere diritti, doveri, conseguenze, poteri da un sogno?

Come Dio volle, riuscimmo, alla fine, a convincere le tre donne. L'atto fu firmato, le parti si alzarono, salutarono e uscirono. Stava per fare altrettanto anche l'avvocato - peste; la bloccai sulla porta, avevo una gran voglia di farle una lavata di testa, ma soprattutto di vietarle qualsiasi futuro "scherzo" con chi non è in grado di capirlo. "Ascolti avvocato..." iniziai. Non mi fece continuare.

"Sì, si ho capito, notaio. Stia tranquilla".

E se ne andò, ma con un sorrisetto birbante a mezza bocca che la diceva tutta su

quanto si fosse dannatamente divertita.

 

Lavinia Vacca

Scelta della Scuola Secondaria Superiore

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Fonte: Provincia di Brindisi

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