Platone nella “Repubblica “ individua le qualità del politico. In primo luogo il politico deve essere amico della verità e della giustizia. E da qui discende la necessità di non coltivare l’opinione ma la conoscenza, per avere la visione della totalità. Deve essere inoltre sincero, temperante, non vanitoso, equilibrato, senza cupidigia e senza ricerca di ricchezza. Tutte queste qualità determinano la grandezza d’animo del politico.
Danilo Dolci, antifascista non violento, affermava che un vero politico deve essere non violento, mirare al futuro delle persone, impegnarsi per gli ultimi, servire con responsabilità, valorizzare gli altri, suscitare piani di sviluppo con la massima partecipazione di tutti, evitare intrighi, non imporsi agli altri, non alimentare e favorire la clientela.
Sia Dolci che Platone sostengono insieme che il politico deve essere educatore.
E l’educatore per svolgere al meglio la propria funzione deve far leva sull’esempio. I principi morali devono essere la regola di vita di chi li proclama.
Da un buon padre di famiglia, statisticamente, figli onesti. Da un insegnante integerrimo studenti propensi ad atteggiamenti corretti. Da un sacerdote “missionario” fedeli più convinti. Da politici onesti incoraggiamenti alla pratica dell’onestà.
Un politico deve avere la massima competenza. L’arte della politica è arte del compromesso, se per compromesso si intende capacità di cogliere le numerose variabili e di saperle gestire per il bene pubblico.
Inoltre – sembra un assurdo – il politico non appartiene a se stesso ma al suo ruolo.
Platone arriva all’eccesso di voler privare i dirigenti politici della famiglia, dei figli, dei beni. Questo è un eccesso. Ma la Chiesa cattolica non segue la via dell’eccesso, quando impone ai suoi sacerdoti il celibato, per non essere distratti da altre cure se non quella di sostenere e rafforzare la fede dei credenti?
Il politico deve praticare un comportamento idoneo al ruolo che ricopre finanche nell’espressione linguistica e non imitare quanti oggi sono sguaiati e osceni nel parlare e negli atteggiamenti.
Anni fa lo Stato pretendeva dagli insegnanti della scuola pubblica uno stile di vita conforme al loro ruolo di educatori e vigilava attraverso i dirigenti scolastici il loro comportamento. I Magistrati nella maggior parte dei casi adeguano la loro condotta alla loro funzione.
Oggi ciò che accade nel mercato, che dovrebbe essere il motore dell'economia, accade anche nel panorama pubblico. Il mercato è inquinato: monopoli palesi o mistificati, prodotti adulterati e vendita di cibi scaduti, scorrettezza nei rapporti e furberie da cialtroni. Nel mondo politico: improvvisatori, demagoghi, maneggioni, incompetenti, affaristi, corrotti, accaparratori di ricchezze, falliti in cerca di riposizionamenti economici, uomini con predominate vocazione servile, uomini attenti solo agli interessi del territorio e sprovvisti del senso dello Stato.
Certamente questo quadro fosco non è l’assoluto, perché ieri e oggi la storia registra politici onesti, acculturati e competenti e con profondo senso dello Stato.
Elio Galiano
aprile 2010










Scuola Secondaria Superiore
ISTITUTO DI