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il capitozzamento: uno sprazzo di vita nello studio del notaio!

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Carciofo

Quella che viene descritta è una delle tante situazioni vissute in uno studio notarile. Ho chiesto a Lavinia di riproporcela così come si è verificata effettivamente.


«Il capitozzamento«

Il Dirigente dell'Enel, ingegner B, entra nella mia stanza più frettolosamente delle altre volte. "Buongiorno notaio, facciamo presto per favore, tra quaranta minuti esatti devo essere a Lecce". Dietro di lui il solito, silenzioso anonimo, geometra, di cui non si capisce mai neanche il nome, con tutte una serie di scartoffie nelle quali solo lui, con impareggiabile maestria, riesce a mettere le mani e a tirare sempre fuori il documento giusto. 

"Certo, ingegnere, faremo presto, c'è una sola servitù da stipulare".

Arriva "la ditta" come recita lo stampato già predisposto dall'Enel, cioè il proprietario del fondo a carico del quale verrà costituita la servitù di elettrodotto. Nel caso specifico "la ditta" è un contadino testardo e puntiglioso, iscritto da sempre a non so bene quale sindacato di categoria, nonchè amministratore di cooperativa agricola, perfettamente consapevole dei suoi diritti e decisissimo a farli rispettare. Insomma, non il villano che nei problemi delle scuole elementari (come racconta magnificamente Troisi in "Scusate il ritardo") perde sempre le uova o il grano o il vino, nel trasporto dalla campagna al mercato, ma piuttosto quello per cui è stato creato il proverbio "Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere".

Do inizio alla lettura dell'atto: l'ingegnere è visibilmente da un'altra parte del mondo, forse già a Lecce per la riunione; il geometra affonda il viso nella sua robusta documentazione; il contadino manda giù, con attenta partecipazione, anche termini tecnici come "monostelo in ferro" o "linea 20 KV preferenziale". Siamo quasi alla fine. "E' a cura della ditta il capitozzamento delle piante..." "Ah, no, questo mai!" La voce, ferma e decisa, del contadino interrompe la mia lettura, riporta l'ingegnere nello studio, ridà un volto al geometra. "Mi dispiace, ma io non ho nessuna intenzione di occuparmi del capitozzamento", ribadisce testardo l'agreste individuo. "Va bè, ma non si preoccupi - interviene suadente il rappresentante dell'Enel guardando ansioso l'orologio - è vero è scritto così, però, nella realtà, è l'Enel che poi si occupa di tagliare le piante". - Allora scriviamolo che è a carico vostro il capitozzamento - ribadisce con implacabile logica "la ditta". "No, che c'entra, qui rimane scritto così, non si può cambiare, ma lei non si deve preoccupare". "Io mi preoccupo" "E di che si preoccupa?" "Come di che mi preoccupo? Ammettiamo che una domenica mattina viene un cacciatore a cacciare nel mio fondo, può farlo, se vuole, gli è consentito attraversare i fondi per cacciare; ammettiamo ancora che il tempo sia cattivo, tuoni, fulmini; un fulmine colpisce i fili che attaccano la pianta non capitozzata; la scossa colpisce il cacciatore; il cacciatore muore:io vado in galera". In mezzo minuto aveva tratteggiato tutta un'alba tragica. "Ma che... ma per piacere, le ho già detto che non ci sono questi problemi, pensiamo noi a tenere gli alberi lontano dai fili" ribadisce avvilito l'ingegnere. "Niente da fare, o scrivete che io non capitozzo , o io non firmo" "No, tu capitozzi" sbotta l'ingegnere passando tout court dal lei al tu e fulminandolo, lui, con gli occhi fiammeggianti "Io non capitozzo" ribatte impertubabile il figlio di Cerere. "Ah si, e io esproprio! " Siamo alle minacce. "E io ricorro!" Da perfetto sindacalista l'agricoltore confida che ben ci sarà daqualche parte un organo a cui elevare la sua protesta. Non so che cosa fare, i quaranta minuti sono ampiamente trascorsi, l'aria nello studio si è fatta irrespirabile, l'ingegnere è paonazzo e stringe forte i pugni. E' a questo punto che l'anonimo, grigio geometra che fino ad allora non aveva proferito neanche una parola, si rivolge al contadino e gli chiede timido: "Scusi sig. C. ma come è coltivato il suo fondo?" "Il mio fondo?, ma è un carciofeto, no?" UN CARCIOFETO !!! Siamo qui da un'ora a parlare di piante che, per toccare i fili, dovrebbero raggiungere almeno i venti metri di altezza e questo qui coltiva carciofi, cioè piante alte si e no cinquanta centimetri da terra. Uno strano e pericoloso silenzio s'insinua nello studio; l'ingegnere ed io ci guardiamo, negli occhi la stessa muta domanda: - "Che prevede il Codice per "capitozzamento" doloso di contadino?". -


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Fonte: Provincia di Brindisi

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