In tutte le epoche storiche una tendenza dominante è stata la ricerca delle verità e delle sue fonti. Qualche istituzione politica o sacra si è arrogato il diritto di essere depositaria della verità e conseguentemente esclusiva detentrice del potere. Uno degli aspetti della verità è oltre la sua comunicazione anche il luogo.
Nel Medioevo il monumentale castello di pietra del signore feudale e le sfarzose chiese di culto erano i luoghi consueti della comunicazione della verità. I servi della gleba, che vivevano in precarie capanne di fortuna, erano abbagliati da tali costruzioni, che per la loro mole e la loro sfarzosità non potevano non colpire l’immaginario della povera gente sprovveduta. La piazza, il foro, il vicinato erano solo i luoghi di espressioni delle opinioni, mai della verità. E oggi? Prima di indicare l’odierno luogo occorre dire a chiare lettere che la verità è un miraggio. Nel campo scientifico le teorie nascono e muoiono. Nel campo politico tuttora si va alla ricerca del miglior governo possibile. Nel campo religioso i libri sacri vengono interpretati e l’autenticità della religione sta nella interiorità soggettiva, nell’angosciosa ricerca di Dio, come ci hanno insegnato S. Agostino, Pascal, Kiekegaard, altrimenti si cade nel Dio del clan concepito con elementi paganeggianti.
Oggi il luogo della presunta verità è la scatola onnipresente della televisione. In televisione si dà valore alla comunicazione politica, sociale e finanche etico-morale. La TV, secondo Popper, ha un potere politico colossale ed è vissuta dagli sprovveduti come se fosse Dio stesso che parla. E siccome la formazione dei bimbi dipende dall’ambente, nel quale centrale e invasiva è la funzione della Televisione, essi assorbono dalle trasmissioni televisive il disvalore della violenza. Per questo Popper propose di costringere i programmatori delle trasmissioni televisive a fornirsi di patente, come avviene in parecchi campi (esempio nel campo della medicina). Patente che attesti la loro capacità di confezionare programmi idonei a diffondere il rispetto del vivere civile. Popper parecchie volte ha ribadito che la TV mette a rischio la democrazia.
Il diffuso e preoccupante fenomeno del bullismo è stato indotto dalla TV con il trasmettere film e perfino cartoni animati con una tematica di fondo: la violenza.
Passiamo ad altro fenomeno non meno preoccupante del primo: la pratica del sesso fuori da ogni limite, da ogni controllo, da ogni vergogna.
Alcuni insegnanti hanno riscontrato in classe manifestazioni di masturbazione in alunni di prima media; in alcune scuole ci sono stati stupri su ragazze di 12/13 anni, sempre verificatesi dentro gli edifici scolastici.
Questi i casi più preoccupanti da aggiungersi a quelli che si verificano fuori dalla mura scolastiche.
Mi chiedo cosa è stato fatto appena la TV commerciale ha cominciato a trasmettere programmi impregnati di violenza e di sesso. Si è lasciato correre e si è permesso ad alcuni di arricchirsi in modo spropositato al di fuori delle leggi del mercato.
Non si è denunciato tenacemente il monopolio televisivo e rarissime sono state le voci che si sono levate contro programmi televisivi che corrompono l’animo di bambini e degli adolescenti e dei giovani.. Vi è stata profonda indignazione massiccia o costante denuncia di chi è preposto all’educazione delle nuove generazioni: Chiesa, Scuola, Stato?
La Chiesa con la stessa forza e indignazione di Savonarola, che denunciava i peccati del tempo, quotidianamente, in modo martellante, come fa per altri temi (aborto, sacralità della vita) ha il dovere di denunciare questo stato di cose e non scendere a compromessi redditizi con il Governo. La Scuola oltre alla funzione formativa e informativa dovrebbe con determinazione inibire e prevenire episodi di violenza e di precocità sessuale; dovrebbe mettere in sordina inutili attività e ritornare ad essere fucina d’uomini. Non mi risulta che si siano tenuti corsi di aggiornamento su queste tematiche né la Scuola si è fatta promotrice di inserire finalmente nei programmi scolastici momenti di educazione sessuale.
Il Governo, invece di insistere sul grembiulino o sulla preoccupazione sul presunto numero esorbitante di bambini extracomunitari nelle aule scolastiche, dovrebbe valorizzare il ruolo degli insegnanti, liberarsi di pregiudiziali ideologici alimentati da retrograde teorie pedagogiche, servirsi di persone competenti nel Ministero della Pubblica Istruzione e non scelte solo con la modalità dell’appartenenza politica. Taccio sulle competenze del Ministro della Pubblica Istruzione.
Svegliamoci. E’ già tardi. Stiamo contribuendo a sprecare, inquinare il più importante e vitale capitale sociale: l’infanzia e l’adolescenza.
Con la stessa forza persuasiva della pubblicità, che alimenta solo il consumismo, un Governo responsabile dovrebbe porre al centro della sua attività il contrastare il degrado delle coscienza. Altrimenti è un Governo che galleggia e non ha la capacità di sintonizzarsi con la dimensione del futuro.
14/05/2010
Elio Galiano










Scuola Secondaria Superiore
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