Oramai si ha certezza dello scontro tra Berlusconi e la Chiesa Cattolica. Famiglia Cristiana, da oltre un mese pubblica articoli di completa rottura con il governo Berlusconi e quanto si sta verificando in questi giorni con la visita di Gheddafi acuisce il dissenso del mondo cattolico soprattutto a livello di base. La questione comincia ad assumere toni politici soprattutto ora che il gruppo centrista ribadisce con Casini la propria coerente posizione a sostegno della Chiesa ed i colonnelli di Fini che hanno stigmatizzato tutto quel che si è verificato con la venuta del colonnello libico.
Ogni azione del governo Berlusconi è diventata una ghiotta occasione per commentare negativamente il tutto. A seguire il nuovo duro attacco di Famiglia Cristiana
Cenerentola d'Europa per la famiglia
L’Italia alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto "processo breve". Anticipiamo il Primopiano del n. 36 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 1° settembre.
Adesso che le elezioni anticipate appaiono scongiurate, il Governo s’appresta a portare in Parlamento un’agenda di cinque punti su cui chiedere la fiducia. Il piatto forte, naturalmente, è la giustizia. O meglio, il “processo breve” che, per renderlo meno indigesto all’opinione pubblica, si chiamerà “processo in tempi ragionevoli”. E che avrà una corsia preferenziale, grazie a risorse e investimenti straordinari. Da reperire, a ogni costo, sia pure in tempi di ristrettezze. Ma a settembre, con la ripresa scolastica, le famiglie avranno altre priorità: lavoro e lotta alla povertà, innanzitutto. Le fabbriche riaprono i cancelli, ma circa cinquecentomila posti sono a rischio. E qualche azienda, da subito, non aprirà nemmeno i cancelli. Al ministero dello Sviluppo, dove da mesi si è in attesa di un nuovo ministro, più di duecento tavoli di crisi sono aperti. E non se ne vede la soluzione.
Sul fronte della famiglia, dopo tante promesse e qualche timida apertura sul quoziente familiare, tutto s’è arenato. Per i politici il benessere della famiglia non è bene prioritario, ma merce di scambio, in una logica mercantile che mira a interessi di parte e non al bene comune. A ricordarci questo disinteresse, che ha radici lontane e riguarda tutti i partiti, è il ministero dell’Economia. L’Italia è la cenerentola d’Europa, fanalino di coda nel sostegno alle famiglie. Dedica alla spesa familiare solo l’1,4 per cento del Prodotto interno lordo, contro una media europea del 2,1 per cento e punte del 3,7 in Danimarca. Nel welfare familiare ci superano Paesi come Cipro, Estonia e Slovenia. Peggio di noi fanno solo Malta e Polonia.
La Francia, che potrebbe esserci d’esempio, ha invertito il declino demografico con una politica amica della famiglia e dei bambini. Con servizi e sussidi alla maternità, asili nido, sgravi fiscali per baby-sitter, agevolazioni sugli affitti per le case degli studenti e sconti sui treni per famiglie numerose. I tagli e i risparmi si fanno altrove, su privilegi e sprechi della casta. Non sulla famiglia. Il mancato investimento sulla famiglia blocca anche la ripresa e la crescita economica. Ne è convinto Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, che propone un patto a livello europeo, che vincoli i Paesi dell’Unione a destinare il 3 per cento del Pil alle famiglie; che obblighi i Governi a investire nelle politiche di accesso dei giovani al lavoro (rapido, stabile e ben remunerato); e che permetta alle famiglie di dedurre le spese per la formazione dei figli. Ricorda il presidente dello Ior: «I figli producono crescita, ricchezza e risparmi. La famiglia che forma i suoi figli e assiste i suoi anziani fa welfare, con meno costi per lo Stato. Non capire questo è stato un grave errore economico, cui si aggiunge quello morale: la tendenza progressiva a scoraggiare la famiglia tradizionale». Altro che “processo breve”. O meglio, “in tempi ragionevoli”.
Famiglia Cristiana: rottura tra mondo cattolico e Governo.


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