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La mostra del keniota Longinos Nagila al Castello

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Longinos Nagila è un 23enne che è riuscito a percorrere ed a compiere il suo programma di studio grazie all’Associazione Huipalas. Più che una adozione a distanza per Longinos si è trattato di borse di studio che l’associazione italiana riesce a distribuire grazie al 5x1000 e le varie attività commerciali che pone in essere nel settore del commercio equo e solidale.

 

Attualmente il giovane keniota è a Mesagne, arrivato il 4 ottobre partirà il prossimo 26 dicembre e pochi giorni prima dal 10 al 20 dicembre terrà una mostra delle sue opere.

In questi mesi Longinos, unitamente al gruppo locale di Huipalas ha girato la Puglia e realizzato laboratori di lavoro artistico. Una esperienza unica che ha dato la possibilità di far apprezzare i propri quadri e di conseguirne un notevole successo.

Ma se vogliamo capire il senso di questo legame con il Kenia forse sarebbe interessante leggere l’articolo «Una voce nel buio» che Longinos Nagila ha pubblicato sul sito di Huipalas e che per comodità alleghiamo a questa notizia.

A Mesagne la “vernice” della mostra verrà data il prossimo 10 dicembre alle ore 19.00. Ci si aspetta grossa affluenza di pubblico e con molta probabilità sarà presente anche l’Architetto Enzo Longo che da vari anni si interessa di arte ed in particolare di pittura.

Una voce nel buio: chiamata dagli artisti che patiscono la fame

da Korogocho, Longinos Nagila.

L’arte è entrata a far parte del mercato globale per il suo fascino e linguaggio universali, come mezzo di comunicazione e di bellezza. È cresciuta, passando da studi d’arte pieni di polvere ad un’industria multimilionaria che comprende gallerie, collezionisti, musei e turisti che viaggiano per il mondo per poter mettere le mani sulle migliori opere d’arte che si possono offrire.L’arte contemporanea mette insieme artisti, amanti dell’arte, collezionisti, gallerie, documentaristi, editori, pittori, web designers e produttori di strumenti d’arte. Tutto questo indica la serietà ed il denaro coinvolti.

Nel 2009 la piú grande manifestazione sull’arte del mondo, Art Basel, che si tiene ogni anno in giugno, nella città svizzera di Basel, ha fatto convergere differenti artisti. L’evento, della durata di cinque giorni, include diverse attività artistiche e commerciali.

Anche tre grandi mostre tenute al Messeplatz hanno mostrato le opere di grandi nomi dell’arte – Pablo Picasso, Modigliani, Giacometi, Dali, Pollock e Chagall – insieme ad opere di nuovi artisti – Jeff Koons, Hockney, Lucian Freud e Anish Kapoor.

Ha anche ospitato 300 gallerie d’arte che hanno mostrato piú di 2.500 artisti (non dall’Africa). Ha attirato a sé 61.000 visitatori e 50 gruppi di musei a caccia di nuove collezioni, oltre a circa 280 rappresentanti dei mezzi di comunicazione mondiali per coprire l’evento.

Anche grandi nomi dello show business, come l’attore Brad Pitt, l’ex top model Naomi Campbell, il regista Pharrel Williams, il tycoon Russo Roman Abramovich, ed il super collezionista Eli Broad, dalla California.

L’evento ha attirato anche le attenzioni dello svizzero Michael Piggozi e del curatore Andre Magnion. Si dice che Pigozzi possegga una delle piú grandi collezioni d’arte africana, avendo dato in prestito diverse opere al quartier generale dell’UNAIDS a Ginevra, in Svizzera.

Nonostante la crisi economica globale, gli affari a Basel sono andati bene. Martin Kippenberger ha venduto alcune sue opere a 1,4 milioni di dollari. Paul McCarthy ha venduto le sue sculture in acciaio inossidabile a 1,5 milioni di dollari.

Eppure, mentre gli artisti europei, americani ed asiatici hanno brindato con calici di vino per festeggiare, gli artisti in Kenia hanno inveito amaramente pur facendo parte della categoria di artisti. La vita per loro non è tutta rose e fiori, vivendo in situazioni di frequenti debiti, come quelli per le case non pagate che fungono loro da studio.

Senza salario garantito per via della natura del loro lavoro, e senza che la gente voglia supportare i loro progetti o comprare le loro opere, gli artisti stanno lentamente abbandonando pennello e colori cercando salari dalle industrie come lavoratori casuali o come muratori. Uno tsunami di povertà ha colpito le loro tasche. Ma qual è la ragione dietro le sfortune degli artisti in Kenia? Il Kenia ha considerato lentamente l’arte come una professione, inoltre essa è vista come un hobby e non come una forma seria d’occupazione. L’arte non è studiata nelle scuole poiché i genitori fanno pressioni sui loro figli affinché scelgano materie quali medicina, ingegneria, giurisprudenza, economia. Dànno importanza alla matematica ed alle scienze.

Gli uomini d’affari hanno paura di investire i loro soldi nell’arte, perché l’arte in Kenia non è un business e nessuno ne ha bisogno. Le banche non possono concedere prestiti agli artisti, dato che le tendenze del mercato dell’arte sono imprevedibili. L’arte è vista come destinata a turisti che hanno soldi in piú da usare. Molti cittadini ricchi del Kenia ornano le loro pareti con opere d’arte dipinte o in batik a poco prezzo, senza dedicare però stanze ai dipinti locali.

A Nairobi ci sono solo due gallerie con standard internazionali, la galleria Watatu e RAMOMA che servono pure l’Africa centrale ed orientale. Poche sono le organizzazioni d’arte che provano ad offrire agli artisti spazio per gli studi e mercato per i loro prodotti attraverso siti internet. Alla fine, sono loro a prendere la percentuale piú alta per ogni vendita, rendendo gli artisti dei bisognosi, piú che professionisti.

Il governo keniano non ha organizzato una lotteria o fondi comuni per il supporto di artisti e dei loro progetti; al contrario ha aumentato le tasse sugli strumenti d’arte, che perlopiú vengono importati.

Molti artisti e molte gallerie sono in situazioni di debiti e deficit, senza nessuno a cui chiedere aiuto. A causa della mancanza di mercato e di buona volontà da parte del governo e delle altre personalità piú importanti in questa industria, l’arte in Kenia potrebbe estinguersi un giorno. Per esistere solo nei libri di storia.

Questa è una chiamata da una voce nel buio a tutti coloro che amano l’arte contemporanea, perché salvino i nostri artisti e riportino la vita nell’arte. Diamo supporto a questi artisti con buone idee ma senza fondi, per portare a termine i loro progetti. Aiutiamo loro a vendere le opere e insegniamo loro nuove strategie di marketing e tendenze nel mercato mondiale per raggiungere un pubblico internazionale. Diamo significato all’ARTE africana contemporanea.

Scelta della Scuola Secondaria Superiore

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Fonte: Provincia di Brindisi

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